13 Jan, 2026 - 14:09

Separazione delle carriere, chi a sinistra sostiene il sì al referendum

Separazione delle carriere, chi a sinistra sostiene il sì al referendum

La riforma sulla separazione delle carriere non è un tema esclusivo del centrodestra, ma una questione che attraversa trasversalmente le culture politiche e che affonda le sue radici anche nella storia del centrosinistra. È questo il messaggio rilanciato ieri da Firenze, dove si è svolta l’iniziativa “La Sinistra che vota Sì”, nata per promuovere il sì al referendum del prossimo 22 e 23 marzo, in controtendenza rispetto alla posizione oggi prevalente nel mondo progressista.

L’incontro è stato promosso dal costituzionalista Stefano Ceccanti, dall’ex senatore dem ed ex viceministro dell’Economia Enrico Morando e dal professor Carlo Fusaro, fondatori dell’associazione LibertàEguale, che riunisce elementi dell’area riformista del centrosinistra italiano.

In sala anche Augusto Barbera, già ministro nel governo Ciampi ed ex giudice e presidente della Corte costituzionale, insieme a numerose figure di primo piano della storia centrosinistra: Enzo Bianco, ex ministro dell’Interno ed ex presidente dell’Anci, e l’ex deputata dem Anna Paola Concia.

A Firenze la sinistra riformista per il sì al referendum

Non erano però presenti solo “ex” politici all’iniziativa “La Sinistra che vota Sì”. Tra gli eletti in carica, la capogruppo al Senato Raffaella Paita, accompagnata dal gruppo toscano di Italia Viva, e il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova. Collegata, infine, anche la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, da tempo in rotta con la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein.

Picierno, figura di spicco della fronda riformista che anima il Pd e sempre più insofferente rispetto alla linea attuale del partito, ha ricordato come la separazione delle carriere “sia stata una battaglia della sinistra riformista”, che oggi non può essere rinnegata in nome di una deriva massimalista che il Partito democratico sembra aver imboccato da tempo.

Picierno e Paita per la separazione delle carriere

La presenza di Picierno, unica esponente dem attualmente eletta a partecipare all’iniziativa per il sì, evidenzia le profonde divisioni che attraversano il centrosinistra e che, nonostante gli sforzi, continuano a restituire l’immagine di un campo frammentato e disunito, nonostante l’ambizione di sfidare Giorgia Meloni alle prossime elezioni.

Il ragionamento vale anche per Italia Viva, partito della coalizione progressista dall’anima riformista, il cui leader Matteo Renzi non ha ancora sciolto la riserva su come voterà al prossimo referendum, lasciando libertà di coscienza ai suoi parlamentari. “Non ho intenzione di rinnegare tesi che avevo quando ho iniziato a fare politica”, ha dichiarato la capogruppo del partito Raffaella Paita, spiegando la sua presenza all’evento e il suo voto favorevole alla riforma.

Barbera e Ceccanti: sì alla riforma, no a voto politico

L’appello a non confondere il merito della riforma con un voto di opposizione al Governo Meloni è un elemento ricorrente negli interventi in sala. “A marzo non si vota né a favore né contro il Governo Meloni”, ha sottolineato il presidente emerito della Corte costituzionale Augusto Barbera; “La riforma era nel programma del Pd”, ha ricordato l’ex senatore dem Stefano Ceccanti.

Parole che mettono in luce una contraddizione e che, in qualche modo, incidono anche sul tema degli schieramenti in vista delle elezioni politiche. A riassumerlo in maniera plastica è stato il volto storico del Partito comunista italiano, Claudio Petruccioli: “È vero che chi vota sì rischia di confondersi con il Governo Meloni, ma oggi chi vota no rischia di mettere il timbro sulla sinistra dell’asse Landini-Conte”.

La campagna referendaria divide il campo largo

La domanda ora è se, dopo la partecipazione di Pina Picierno al convegno per il sì, anche altri esponenti riformisti di peso decideranno di uscire allo scoperto. L’ufficializzazione della data del voto, fissato per il 22 e 23 marzo, arrivata solo ieri, dà il via alla campagna referendaria, e smottamenti non sono da escludere, almeno in casa dem.

Nessuna divisione, invece, dovrebbe interessare Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Diversamente, pur restando nel “campo largo”, +Europa voterà sì, insieme ad Azione, partito ormai sensibilmente distante dalle dinamiche dell’opposizione.

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