La vita di Giovanni Pascoli è stata segnata da una serie straziante di lutti, iniziata con la morte del padre. Ruggero Pascoli fu ucciso in un agguato la sera del 10 agosto 1867, mentre tornava in calesse da Cesena verso San Mauro.
Fu colpito da un colpo di fucile, sparato da due uomini che erano appostati dietro una siepe. Il caso dell’omicidio del padre di Pascoli non è mai stato risolto e l’identità dell’assassino ancora oggi resta incerta.
Come nei gialli più affascinanti, a distanza di tempo restano ancora aperte varie piste e politiche, prime fra tutte quelle del “delitto d’onore” e la sfera politica. Scopriamo insieme tutti i dettagli.
Il padre di Giovanni Pascoli, Ruggero Pascoli, è morto la notte di San Lorenzo del 1867, mentre stava rientrando a casa. Ruggero era l’amministratore della tenuta “La Torre” dei principi Torlonia e per motivi di lavoro si era recato in viaggio a Cesena.
Era a bordo del suo calesse (trainato dalla cavalla “storna” nella poesia del figlio), quando all’altezza di Savignano, due uomini armati gli tesero un agguato fatale: nascosti dietro una siepe, spararono un colpo di fucile uccidendo così il padre del poeta.
Ruggero Pascoli morì proprio per colpa di quella fucilata. Le indagini dell’epoca non portano a colpevoli: né esecutori né mandanti vennero identificati in via ufficiale, e il fascicolo si chiuse di fatto come un delitto senza nome. Col passare dei decenni, però, si è cercato di fare luce sull’omicidio del padre di Pascoli.
Qual è stato il movente che ha animato il delitto del padre di Giovanni Pascoli e soprattutto chi lo ha ucciso? Questi interrogativi non hanno trovato un’unica risposta certa, ma nel tempo hanno dato adito a diverse ipotesi.
Secondo la prima ricostruzione, le autorità del tempo parlavano di una pista politica, legata al clima incandescente dell’Italia appena unificata. Ruggero, vicino agli ambienti repubblicani, sarebbe stato eliminato da estremisti del suo stesso fronte.
Un’altra pista porta invece a un omicidio per motivi economici: i due assassini del padre di Pascoli sarebbero stati Luigi Pagliarani (detto "Bigéca") e Michele Della Rocca (detto “Capilòina”), due briganti incaricati di premere il grilletto dal mandante Pietro Cacciaguerra. Si tratta dell’uomo che prese il posto di Ruggero come amministratore poco dopo l’omicidio.
Nel Novecento avanzato, il mistero attorno al delitto è stato arricchito da altri colpi di scena per via delle dichiarazioni di Bruno Gobbi. Il discendente di un mezzadro dell’epoca ha dichiarato che sarebbe stato il suo trisnonno Silvestro ad uccidere Ruggero Pascoli. Il motivo? Vendicare la violenza sessuale subita dalla moglie, quindi un delitto d’onore.
Nessuna delle ipotesi è stata mai ufficializzata e ancora oggi il giallo resta un mistero irrisolto.
Se la verità giudiziaria resta tutt’oggi sfocata, una cosa è certa: l’assassinio del padre è stato una fonte di ispirazione, oltre che un grande dolore, per Giovanni Pascoli. La morte dell’adorato genitore è diventato il nucleo di due delle poesie più celebri dello scrittore, “X Agosto” e “La cavalla storna”.
In “X Agosto” il poeta trasforma la sera dell’agguato nella notte delle stelle cadenti, in cui il cielo stesso piange la morte del padre e l’ingiustizia subita; la rondine che torna al “nido” e viene uccisa è la personificazione di Ruggero, colpito proprio mentre rientrava a casa dalla sua famiglia. Dopo quella tragedia per il poeta il mondo diventa un posto orribile, l’“atomo opaco del Male”.
In “La cavalla storna” invece il delitto diventa quasi una scena teatrale: è la cavalla, unica testimone muta, a “sapere” chi ha davvero sparato al padre, ma non può parlare. Pascoli carica l’animale di un’aura quasi sacra, come se negli occhi di quella cavalla fosse custodito, per sempre, il nome dell’assassino che la giustizia non ha saputo trovare.