12 Jan, 2026 - 15:46

Cosa succede in Iran? Proteste, reazioni degli Usa di Trump e scenari futuri: intervista a Nima Baheli

Cosa succede in Iran? Proteste, reazioni degli Usa di Trump e scenari futuri: intervista a Nima Baheli

Nima Baheli, analista geopolitico ed esperto di sicurezza e intelligence, è intervenuto a Tag24 per analizzare le proteste in corso in Iran. Dalle difficoltà legate alla svalutazione del rial fino alle ipotesi di intervento degli Stati Uniti guidati da Donald Trump, il quadro che emerge è complesso e carico di incognite.

Le cause delle proteste in Iran: l'intervista a Nima Baheli

Nima Baheli spiega che l’origine delle proteste è innanzitutto economica. In questo quadro, le manifestazioni sono nate da problemi legati alla svalutazione del rial iraniano.

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Le proteste nascono da questioni prettamente economiche, ovvero dai grossisti di beni di importazione che a causa della svalutazione del rial, la moneta nazionale iraniana, preferivano non vendere i prodotti in quanto rischiavano poi di non essere in grado di ricomprarli il giorno dopo a causa della svalutazione così alta.

A questa prima fase si è però rapidamente affiancata una contestazione più ampia del sistema politico e le proteste si sono ampliate a livello nazionale.

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Da giovedì [8 gennaio 2026] le proteste sono diventate sempre più grandi e a livello nazionale e si sono unite, oltre a istanze prettamente economiche e di accusa nei confronti della malversazione della corruzione del sistema politico iraniano, anche richieste di cambiamento dell'assetto istituzionale del paese.

Questo processo, secondo l'analista, ha radici profonde nel tempo a partire dalla fine degli anni '90. 

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Questo è un processo lungo che va negli anni dal 97 a oggi ed è passato gradualmente da una richiesta di riforme del sistema politico iraniano. Nell'ultimo decennio questa istanza è andata gradualmente calando alla luce di una consapevolezza, fra virgolette, del fatto che il sistema sia irriformabile.

Partecipazione trasversale e blackout internet: come stanno evolvendo le proteste

I manifestanti rappresentano categorie trasversali della popolazione, ma le proteste non sono diffuse come quelle del 2022-2023 ("Donna Vita Libertà") ha spiegato Baheli.

Particolarmente rilevante, secondo l’analista, è la scarsa partecipazione dell’Azerbaigian iraniano:

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Si stima che circa il 30 per cento della popolazione iraniana sia di etnia azera, le due più alte cariche politiche iraniane, ovvero la guida suprema Khomeini e il presidente, sono di etnia azera e quindi questa scarsa partecipazione per certi versi incide su queste proteste.

A differenza delle precedenti proteste, si nota un cambiamento significativo nel livello di violenza. Dopo una fase iniziale di contenimento, la repressione si è intensificata.

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Da giovedì in poi, soprattutto col blackout di internet, per quello che noi ne sappiamo, la repressione è andata in maniera molto più pesante e facendo svariate centinaia di morti fra la popolazione civile.

Gli Stati Uniti e Trump: tra minacce e mediazione sul nucleare

Uno dei nodi centrali riguarda il possibile ruolo degli Stati Uniti. Il presidente americano ha più volte lasciato intendere una possibile azione diretta. 

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Trump ha più volte indicato nel suo stile un po' ondivago di voler intervenire […] tuttavia, al contempo, ha ribadito che ci sono delle comunicazioni fra la leadership iraniana e gli Stati Uniti per cercare di riprendere i negoziati sul nucleare.

Un elemento chiave è il ruolo dell’Oman. "Tradizionalmente l'Oman è il paese che media i contatti e gli accordi fra Iran e Stati Uniti", come già avvenuto per il JCPOA del 2015.

Scenari futuri

Tra gli scenari possibili c’è quello di un intervento mirato sul modello venezuelano:

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Trump potrebbe cercare di fare una serie di attacchi su apparati militari o su livelli della dirigenza iraniana per cercare di togliere la parte di leadership più ostile.

Un’altra ipotesi è la prosecuzione della Repubblica Islamica dopo una repressione dura, con due possibili sviluppi:

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Da una parte il regime potrebbe ulteriormente irrigidirsi […] dall'altra parte potrebbe, internamente al sistema, crearsi una fazione più aperta che desideri negoziare sulla questione del nucleare.

Infine, lo scenario più radicale: "C'è un'ultima opzione, ovvero che il sistema crolli a seguito di queste proteste".

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