Oggi è stato presentato a Roma il Comitato "Società Civile per il No" al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia promossa dal governo Meloni.
L'evento, tenutosi al Centro Congressi Frentani, lancia ufficialmente la campagna referendaria contro la separazione delle carriere tra giudici e pm, prevista presumibilmente il 22 e il 23 marzo 2026 senza quorum.
Presieduto da Giovanni Bachelet, il comitato riunisce associazioni e personalità per difendere l'indipendenza della magistratura. Ma, per essere stato etichettato come "civile", hanno presenziato al suo atto di nascita ufficiale fin troppi politici.
Il comitato è nato per contrastare una riforma vista come un attacco alla Costituzione e all'autonomia giudiziaria, con lo slogan "Vota NO per difendere Giustizia, Costituzione, Democrazia".
I promotori sono Cgil, Acli, Anpi, Arci, Libera, Legambiente e Giuristi Democratici, preoccupati da un "disegno politico" che dividerebbe il CSM e subordinerebbe la giustizia al potere esecutivo.
L'iniziativa sostiene la raccolta firme digitali e mira a unire società civile e opposizioni contro il "ritorno della casta".
Fatto sta che all'evento della "società civile" hanno partecipato politici di spicco: Elly Schlein (Pd), che ha criticato il governo per la "mania del controllo" e difeso i pesi e contrappesi costituzionali; Giuseppe Conte (M5s), che ha denunciato lo "scardinamento del sistema" e il primato politico assoluto; Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Avs), che hanno definito la riforma una "controriforma" ossessiva contro i giudici.
Presenti anche Maurizio Landini (Cgil), che ha parlato di cambiamenti radicali alla Costituzione, e il Nobel Giorgio Parisi, il quale, dopo le polemiche dei giorni scorsi, si è soffermato sul rischio di indebolire il Consiglio Superiore della Magistratura.
La campagna per il No è partita con l'assemblea del 10 gennaio, aperta al pubblico e in diretta streaming, per mobilitare aderenti e sostenere il referendum sulla legge Nordio.
Il centrodestra (Fdi, Lega, Fi) e Azione spingono per il Sì, puntando su un voto in due giorni (ipotesi 22-23 marzo) senza quorum, dove basta una minoranza attiva per confermare la separazione delle carriere.
L'opposizione, invece, è divisa: Pd, M5s e Avs sono ufficialmente per il No, ma diversi loro dirigenti voteranno a favore.
I sondaggi più recenti indicano un 56% di Sì tra chi voterebbe, ma con astensione alta (20-30%), il che rende cruciale la mobilitazione capillare per il No.
Il comitato, allora, ha annunciato incontri con l'Associazione Nazionale Magistarti e varie forze politiche, mentre il governo accelera per legittimare la riforma come "impegno con gli italiani".