L'endorsment del fisico premio Nobel Giorgio Parisi per il no al referendum sulla giustizia fa discutere. Questa mattina, sulle pagine del Giornale, è stato fortemente criticato da Stefano Zurlo.
Non per la posizione in sé, che è legittima. Ma per come il fisico prestato alla politica (non) l'abbia saputa motivare nell'intervista che ha dato ieri a Repubblica. Tant'è che per Zurlo ora meriterebbe una laurea honoris causa in dietrologia.
Libero, naturalmente, di prendere la posizione che più sente vicina. Ma sul tema del referendum, da un premio Nobel come Parisi, ci si attendevano delle motivazioni un po' più solide.
Questo è il pensiero di Stefano Zurlo:
Ma quale era stata la motivazione di questa scelta?
ha dichiarato Parisi a Repubblica.
Come dire? Per Zurlo, "il raffinato studioso si sporge sul palcoscenico dei media come fosse un tribuno della Cgil o un vecchio partigiano dell'Anpi. E non si capisce da dove abbia pescato con tanta sicurezza quel "chiaramente" riferito alle presunte intenzioni malandrine della maggioranza".
Ma tant'è: non è un mistero che Giorgio Parisi abbia una lunga militanza a sinistra.
Il suo no per la riforma Nordio, quindi, è facilmente spiegabile sotto l'etichetta "ideologia". O "partito preso", fate voi.
In ogni caso, il suo curriculum parla chiaro. L'ha ricordato anche Zurlo:
Per Zurlo, oggi il ritornello si ripete: più che da premio Nobel, Parisi si approccia ai temi politici dando sfogo alla sua militanza di sinistra.
Eppure dice che prima di essere uno scienziato è un cittadino.
ha rimarcato Zurlo evidenziando che ora meriterebbe una laurea honoris causa in dietrologia. Pur non avendo citato Licio Gelli come fautore della riforma.