La morte di Jeffrey Epstein non ha mai smesso di far rumore. Anzi, a distanza di anni, continua a ribollire come una serie true crime che Netflix non ha ancora finito di raccontare.
A riaccendere i riflettori sulla "vera" causa della morte è Mark Epstein, fratello del finanziere caduto in disgrazia, che nel luglio 2025 ha dichiarato senza mezzi termini: "Sono sempre più convinto che sia stato assassinato".
E ora rilancia: a febbraio un nuovo rapporto autoptico "proverà" che non si è trattato di suicidio. Parole pesanti, che tornano a sollevare domande, sospetti e un’ombra lunga su una delle morti più controverse degli ultimi anni. Ecco cosa sappiamo.
Jeffrey Epstein è morto il 10 agosto 2019 nella sua cella del Metropolitan Correctional Center di New York. Le autorità hanno stabilito che si è suicidato impiccandosi mentre era in attesa di processo per gravi accuse di traffico sessuale di minori. Una morte che, già all’epoca, ha fatto alzare più di un sopracciglio.
Il medico legale capo di New York City ha classificato il decesso come suicidio. Nel 2023 anche l’FBI e il Dipartimento di Giustizia hanno ribadito di non aver trovato prove credibili di un atto criminale.
Caso chiuso, almeno sulla carta.
Ma per molti, Mark Epstein incluso, il dossier non è mai stato davvero archiviato.
Mark Epstein è stato colui che ha identificato il corpo del fratello. Un dettaglio tutt’altro che secondario.
Secondo il suo racconto, le ferite osservate sul corpo di Jeffrey non corrispondevano a un’impiccagione suicida. Da qui nasce il suo sospetto, diventato nel tempo una convinzione granitica. In un’intervista a NBC News nel luglio 2025 ha dichiarato:
E durante un’apparizione a News Nation Now del 9 gennaio 2026 ha rincarato la dose, sostenendo che nuovi dettagli dell’autopsia, in uscita a febbraio, dimostreranno che Epstein è stato assassinato. La sua posizione è chiara e quasi brutale nella semplicità:
Per rafforzare i suoi dubbi, Mark Epstein ha assunto il dottor Michael Baden, ex medico legale capo di New York e nome noto nel mondo della patologia forense. Baden ha osservato l’autopsia e ha dichiarato che le prove indicano più un omicidio che un suicidio.
Il punto centrale? Tre fratture al collo: due ai lati della laringe e una sopra il pomo d’Adamo. "Estremamente insolite nei suicidi per impiccagione", ha spiegato Baden, aggiungendo che in 50 anni di carriera non aveva mai visto nulla di simile in un caso di suicidio.
Parole che pesano come macigni, anche se lo stesso Baden ha precisato che le sue osservazioni non sono definitive.
Dall’altra parte, l’attuale medico legale di New York, Barbara Sampson, ha contestato con forza queste conclusioni, ribadendo la validità della diagnosi ufficiale di suicidio. Due visioni opposte, stesso corpo, verità ancora sfuggente.
Mark Epstein non si limita a contestare l’autopsia. Parla apertamente di "insabbiamento". Secondo lui, le indagini precedenti avrebbero protetto qualcuno. "Perché questa farsa? Chi stanno cercando di proteggere?", ha chiesto pubblicamente.
In alcune interviste ha anche affermato che una fonte anonima gli avrebbe riferito della rimozione di nomi di politici conservatori dai cosiddetti file Epstein.
Mark ha persino sostenuto che Donald Trump avrebbe ritardato la pubblicazione di documenti potenzialmente esplosivi e che Jeffrey Epstein possedeva informazioni compromettenti sull’allora candidato alle elezioni del 2016.
Affermazioni che non sono state provate, ma che contribuiscono ad alimentare un clima di sospetto permanente.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le parole di Ghislaine Maxwell, storica confidente di Epstein, oggi condannata a 20 anni per traffico sessuale di minori. Maxwell ha dichiarato di non credere al suicidio, ma ha escluso complotti esterni o ricatti politici.
Secondo lei, se Epstein è stato ucciso, si sarebbe trattato di una "situazione interna" al carcere:
Nessuna prova diretta, nessun nome, solo una descrizione cruda e realistica delle dinamiche carcerarie. Mark Epstein, però, ha liquidato le sue parole con sarcasmo, dichiarando di non fidarsi di nulla di ciò che dice Maxwell e sottolineando che lei non ha mai visto il corpo né parlato con Jeffrey prima della morte.
La morte di Jeffrey Epstein resta un nodo irrisolto nell’immaginario collettivo. Troppi errori, troppe coincidenze, troppe persone potenti sullo sfondo. Tra telecamere non funzionanti, guardie assenti e fratture "anomale", il caso continua a generare domande a cui le risposte ufficiali non bastano.
La nuova autopsia promessa per febbraio viene vista da molti come l’ennesimo capitolo di una storia che rifiuta di chiudersi.
Che confermi o smentisca l’ipotesi dell’omicidio, una cosa è certa: il nome di Jeffrey Epstein continua a essere sinonimo di scandalo, mistero e verità scomode. E il pubblico vuole ancora sapere come sono andate davvero le cose.