Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur arriva alla stretta finale e si prepara alla firma ufficiale che avverrà il 17 gennaio ad Asuncion, in Paraguay.
Un passaggio storico per Bruxelles e per i Paesi sudamericani coinvolti – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – che darà vita alla più grande area di libero scambio mai negoziata dall’Ue, con circa 800 milioni di consumatori.
Ma il Mercosur, più che un trattato commerciale, si conferma una miccia politica: divide i governi, spacca le maggioranze e accende lo scontro tra interessi agricoli, industria ed equilibri geopolitici.
In Europa il fronte del “no” è guidato dalla Francia di Emmanuel Macron, sotto la pressione degli agricoltori scesi in piazza, mentre Italia, Germania e Commissione spingono per chiudere l’intesa, forti della possibilità di procedere a maggioranza qualificata.
Roma, dopo settimane di cautela e richieste di garanzie, ha deciso di schierarsi per il sì, aprendo però una nuova frattura interna alla maggioranza di governo.
A mettersi di traverso, ancora una volta, è stata la Lega che ha espresso perplessità sull'accordo e si è schierata al fianco degli agricoltori scesi in piazza.
Il via libera politico degli ambasciatori Ue è arrivato anche grazie al voto favorevole dell’Italia.
Una scelta maturata, spiega la Farnesina, dopo aver ottenuto clausole di salvaguardia rafforzate a tutela delle filiere agricole più sensibili.
L’accordo prevede l’azzeramento o la forte riduzione dei dazi su oltre il 90% dell’export europeo, con benefici diretti per settori chiave dell’economia italiana come automotive, macchinari industriali, chimica e farmaceutica.
Secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani,
Sul fronte agricolo, il governo rivendica la tutela di 57 indicazioni geografiche italiane – dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, dal Prosecco al Brunello di Montalcino – il numero più alto mai protetto in un accordo commerciale Ue.
Per l’esecutivo, il Mercosur è dunque una leva strategica per rafforzare l’export e il peso geopolitico europeo in un momento di crescenti tensioni commerciali globali.
Se il governo rivendica compattezza, la realtà parlamentare racconta un’altra storia. La Lega conferma la propria storica contrarietà all’accordo e annuncia un voto contrario quando il dossier arriverà alle Camere.
Il senatore Claudio Borghi affida ai social la presa di distanza:
Il nodo resta l’impatto sull’agricoltura e sulla concorrenza dei prodotti sudamericani, giudicati non allineati agli standard europei.
Una frattura che mette in imbarazzo Palazzo Chigi e riapre il tema della coesione della maggioranza su dossier strategici.
Le opposizioni colgono l’occasione per affondare il colpo. Per il Pd, il Mercosur diventa il simbolo di un governo diviso e poco credibile sul piano internazionale.
Piero De Luca parla di una Lega che “smentisce spudoratamente la linea di Meloni e del governo”, aggiungendo che “la sua maggioranza non è coesa e non riesce più a rispettare nemmeno gli impegni presi a livello internazionale”.
Peppe Provenzano allarga lo sguardo al contesto globale:
ma incalza: “Meloni dice sì e Lega dice no, c’è ancora una maggioranza?”.
Ancora più duro Francesco Boccia, secondo cui “certamente non è nemmeno una seria maggioranza di governo, visto che la Lega, ancora una volta, prende le distanze dalle scelte di FdI e FI”.
Il centrosinistra gongola, mentre il Mercosur si trasforma nell’ennesimo banco di prova per la tenuta politica dell’esecutivo.