Un sondaggio YouGov condotto subito dopo l’azione militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, evidenzia una polarizzazione estrema tra democratici e repubblicani sull’operazione stessa. Tuttavia, le opinioni convergono di più quando si guarda al futuro del paese sudamericano. Questo studio, che ha intervistato un campione rappresentativo di americani, mette in luce come l’intervento di sabato stia ridefinendo il dibattito sulla politica estera di Washington, tra approvazione partigiana e scetticismo sulla legittimità dell’operazione.
Il sondaggio, condotto tra il 5 e il 6 gennaio 2026, conferma un divario abissale nella valutazione dell’intervento: il 74 per cento dei repubblicani lo approva pienamente o in parte, contro solo il 13 per cento dei democratici. Questo sostegno repubblicano è schizzato dal 43 per cento al 74 per cento in sole due settimane, riflettendo un rapido consolidamento del consenso tra i sostenitori di Trump.
Ancora più marcata è la frattura sul tema della legittimità legale dell’operazione: il 74 per cento dei democratici considera l’azione illegale secondo la legge statunitense, percentuale che sale al 76 per cento valutando il diritto internazionale. Tra i repubblicani, invece, prevalgono opinioni opposte, con il 68 per cento che la ritiene legale in base alla normativa USA e il 55 per cento secondo il diritto internazionale.
Questa polarizzazione è la più ampia, superando persino il bombardamento dei siti nucleari iraniani di giugno (74 per cento repubblicani favorevoli contro 17 per cento democratici).
Tale divario si inserisce in un trend più ampio di crescente partigianeria su temi di politica estera, dall’autoidentificazione interventista/isolazionista alla frequenza di uso della forza militare.
Gli americani divergono anche sulle ragioni dell’intervento. Tra le motivazioni elencate, le più citate sono l’aumento dell’accesso USA al petrolio (53 per cento), la prevenzione del traffico di droga (41 per cento), la rimozione di leader corrotti (37 per cento), il potenziamento del potere globale americano (37 per cento) e la distrazione da questioni interne (37 per cento).
I democratici tendono a interpretazioni più ciniche: il 69 per cento cita il petrolio (contro 39 per cento repubblicani) e il 58 per cento la distrazione politica interna (contro solo 9 per cento repubblicani). I repubblicani privilegiano invece la lotta alla droga (77 per cento contro 18 per cento democratici) e la rimozione di leader corrotti (68 per cento contro 16 per cento). Questo allineamento riflette la narrativa ufficiale della Casa Bianca, che accusa Maduro di narcotraffico e corruzione.
Altre fratture emergono su aspetti specifici: l’81 per cento dei repubblicani approva il processo a Maduro a New York (contro 31 per cento democratici).
Nonostante le divisioni, repubblicani e democratici mostrano sorprendenti affinità sul futuro del Venezuela. Circa il 49 per cento dei democratici e il 48 per cento dei repubblicani ritengono che si debbano tenere nuove elezioni. Il 42 per cento di entrambi i partiti vede i leader dell’opposizione, che rivendicano la vittoria alle elezioni del 2024, come la scelta migliore per guidare il Paese dopo Maduro.
Solo il 21 per cento dei democratici e il 23 per cento dei repubblicani preferirebbe che questi leader prestassero giuramento immediato senza nuove urne. Inoltre, l’83 per cento dei democratici e il 74 per cento dei repubblicani concordano che sia il popolo venezuelano, non il governo USA, a dover decidere la leadership futura. Queste convergenze suggeriscono un terreno comune per un’eventuale strategia condivisa, al di là delle polemiche sull’intervento iniziale.
Il sondaggio YouGov delinea un’America spaccata sull’operazione in Venezuela: i repubblicani vedono un successo contro droga e corruzione, i democratici un’azione illegale motivata da interessi petroliferi e distrazioni interne. Eppure, sul destino post-Maduro emerge un consenso bipartisan su elezioni e sovranità popolare, che potrebbe aprire spiragli per un approccio unitario.
Questi dati indicano che, mentre il “come” divide profondamente, il “cosa” fare dopo potrebbe unire le due facce del popolo americano. Per la politica estera di Trump, significa navigare un consenso interno fragile, puntando su un futuro che soddisfi anche gli scettici democratici.