09 Jan, 2026 - 18:15

Referendum sulla giustizia, il governo accelera: Meloni "svela" la data. Lunedì la decisione in Cdm

Referendum sulla giustizia, il governo accelera: Meloni "svela" la data. Lunedì la decisione in Cdm

Ancora pochi giorni e si saprà con esattezza quando si aprirano le urne per il Referendum sulla Giustizia.

Con la campagna elettorale già entrata nel vivo e lo scontro politico a livelli di altissima tensione, il governo governo è pronto ad accelerare.

Dopo settimane di polemiche e indiscrezioni, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni si appresta a sciogliere il nodo della data, rimettendo la decisione finale al Consiglio dei ministri. Decisione che arriverà quasi certamente al prossimo Cdm in programma lunedì 12 gennaio.

Un passaggio atteso non solo dalle forze politiche, ma anche dagli addetti ai lavori e dai cittadini chiamati a esprimersi su una riforma che incide profondamente sull’assetto della magistratura, a partire dalla separazione delle carriere.

Le dichiarazioni della presidente del Consiglio, arrivate nel corso della conferenza stampa di inizio anno, sembrano indicare una direzione chiara e ridimensionano le ipotesi di un allungamento dei tempi che hanno animato il dibattito pubblico nei giorni scorsi. 

Il calendario, secondo quanto trapela, è ormai definito e la prossima settimana potrebbe essere decisiva.

Data referendum giustizia, ecco quando sarà decisa

La data in cui si terrà il referendum sulla Riforma della Giustizia firmata dal ministro Carlo Nordio sarà decisa durante il Consiglio dei Ministri che dovrebbe essere convocato alle 15,30 di lunedì 12 gennaio 2026.

Si tratterebbe dell’ultimo giorno utile prima del lungo viaggio internazionale che attende la premier, impegnata in una missione in Corea, Oman e Giappone.

Proprio in quella sede, l’esecutivo dovrebbe formalizzare la data del referendum sulla giustizia, chiamando gli elettori a pronunciarsi con un sì o un no sulla riforma della separazione delle carriere.

La scelta del Cdm rappresenta un passaggio chiave non solo sul piano procedurale, ma anche politico.

Fissare la data significa dare il via ufficiale alla campagna referendaria e chiarire il quadro temporale entro cui si svilupperà il confronto tra maggioranza e opposizioni.

Nelle ultime settimane, il tema è stato al centro di tensioni e accuse reciproche, con l’opposizione che ha parlato di possibili ritardi e il governo che ha respinto ogni sospetto di manovre dilatorie o forzature delle regole.

Meloni svela la data alla conferenza di fine anno

A fare chiarezza è stata direttamente Giorgia Meloni, intervenendo pubblicamente per spiegare l’orientamento dell’esecutivo. 

“Penso che quella del 22-23 marzo sia la data più ragionevole e probabile'' per celebrare il referendum sulla giustizia, ha dichiarato la premier, sottolineando che la decisione formale spetterà comunque al prossimo Consiglio dei ministri. 

''Il prossimo Cdm deciderà'', ha ribadito.

Meloni ha poi aggiunto: 

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''La data del 22-23 marzo è quella più probabile. Mi sentirei di confermarla. Aggiungo che vedo anche io un intento dilatorio nelle polemiche che ci sono state nei giorni scorsi. Ma non c'è nessuna impasse, nel senso che da parte nostra non c'è nessun intento di forzare la legge, non abbiamo nessuna ragione per forzare”. 

Parole con cui la presidente del Consiglio ha voluto respingere l’idea di uno scontro istituzionale o di un’accelerazione forzata, rivendicando invece una scelta dettata da criteri di ragionevolezza e rispetto delle norme.

Quando si vota: ecco la data del referendum

L’ipotesi più accreditata resta dunque quella del voto nel fine settimana del 22 e 23 marzo. Una finestra temporale che, secondo il governo, consentirebbe di gestire al meglio i passaggi successivi all’eventuale esito favorevole del referendum. 

Come ha spiegato la stessa Meloni, la scelta di marzo permetterebbe di “portare a casa - nel caso in cui i cittadini fossero favorevoli alla riforma - le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm''.

Il calendario non è casuale e tiene conto degli equilibri istituzionali e delle scadenze già fissate. La consultazione referendaria, infatti, si inserisce in una fase cruciale per il sistema giudiziario, con il rinnovo degli organismi di autogoverno della magistratura all’orizzonte. 

Per questo motivo, la data del voto assume un valore strategico, destinato a influenzare il dibattito politico e istituzionale dei prossimi mesi.

Lunedì, con la decisione del Cdm, il quadro dovrebbe finalmente diventare definitivo.

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