08 Jan, 2026 - 17:32

Referendum sulla giustizia, perché è un caso il voto degli italiani all'estero

Referendum sulla giustizia, perché è un caso il voto degli italiani all'estero

Il centrodestra spinge per riformare il voto degli italiani all'estero in tempo per il referendum sulla giustizia previsto per la primavera di quest'anno (presumibilmente a marzo).

Ma perché c'è questo punto all'ordine del giorno?

Il perché è presto detto: si è diffuso un allarme su presunte frodi sistematiche nel voto per corrispondenza.

Casi di schede false, racket organizzati e voti espressi all'insaputa degli elettori denunciati da figure come Antonio Di Pietro, hanno portato a proposte concrete come l'obbligo di voto in presenza presso ambasciate e consolati. O, come propone Forza Italia, del diritto di voto "ad opzione inversa", secondo cui deve essere il cittadino iscritto all'Anagrafe dei cittadini italiani all'estero (in tutto sono 6 milioni e 300 mila) a chiedere di ricevere la scheda e a votare per corrispondenza.  

Questa degli elettori iscritti all'AIRE è una problematica molto importante: spesso gli italiani all'estero votano in difformità rispetto a quanto facciano in Italia.

In occasione del referendum costituzionale del 2016, quello di Renzi, in Italia i no vinsero con il 60%; ma all'estero si imposero i sì con il 64,7%.

Questa volta, i sondaggi, in Italia, danno in vantaggio il sì fino a farlo all'arrivare alla soglia del 60%. Ma se i margini dovessero ridursi, il bottino estero sarebbe quanto mai prelibato e decisivo.

Referendum, il nuovo braccio di ferro sui voti degli italiani all'estero

Il 29 dicembre 2025, la Camera ha approvato un ordine del giorno di Andrea Di Giuseppe (Fratelli d'Italia), eletto nella circoscrizione estero, che impegna il governo a superare il voto postale per i referendum, sostituendolo con sezioni fisiche nelle sedi diplomatiche.

Questa proposta nasce da rischi concreti: schede inviate a indirizzi obsoleti o a defunti, spesso, finiscono per essere manipolate da gruppi legati a partiti e patronati, come emerso in inchieste recenti e denunce passate.

Sta di fatto che, dall'opposizione, in particolare dal Pd, arriva l'accusa al centrodestra di avere "paura" di un voto estero che potrebbe bocciare la riforma Nordio. Il partito di Elly Schlein definisce una "follia impraticabile" ogni possibile riforma.

Di conseguenza, il braccio di ferro si intensifica con il referendum imminente: il governo valuta deleghe legislative per cercare di mettere il voto al sicuro.

Referendum sulla giustizia: dalla data ai testimonial, una campagna ricca di polemiche

Il referendum confermativo sulla riforma Nordio, senza quorum, è atteso tra fine marzo e aprile 2026, con il governo che spinge per la seconda metà di marzo per capitalizzare i sondaggi favorevoli al Sì. 

Il Ministro Nordio insiste per un voto quanto più vicino possibile e si è offerto per un confronto tv con l'Anm, che però non è stato accettato dal presidente Cesare Parodi. 

Di controcanto, sono state superate le 250 mila firme per riportare a zero tutta la trafila procedurale e ritardare al massimo la data della consultazione referendaria.

Polemiche, infine, infuriano anche sui testimonial: l'Anm ha stanziato oltre un milione per la campagna per il No, ma i suoi primi manifesti già gli sono valsi l'accusa di disinformazione: chiedono agli italiani se vorrebbero una giustizia assoggettata alla politica. Ma la riforma Nordio non propone propriamente questo.

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