Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione bipartisan volta a limitare il potere del presidente Donald Trump di avviare ulteriori operazioni militari senza l’autorizzazione del Congresso. Il voto, arrivato in un contesto di forti tensioni politiche e internazionali dopo l’arresto del presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha evidenziato divisioni interne al Partito Repubblicano.
Il Senato degli Stati Uniti ha avanzato una risoluzione bipartisan per impedire a Donald Trump di intraprendere ulteriori interventi militari in Venezuela.
La misura è stata approvata l’8 gennaio 2026 con 52 voti a favore e 47 contrari. Il Senato statunitense ha quindi dato il via libera alla discussione sulla risoluzione sui poteri di guerra, con un margine ristretto ma significativo.
Tutti i senatori democratici hanno votato a favore della risoluzione. La votazione ha visto anche diversi repubblicani unirsi ai democratici, in un apparente presa di posizione contro la linea del presidente. Questo passaggio riflette le tensioni interne al Partito Repubblicano sulla politica estera aggressiva di Trump.
L’iniziativa arriva in risposta all’operazione del 3 gennaio che ha portato all’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro a Caracas, nonché alle minacce di ulteriori azioni militari, inclusi possibili attacchi alla Colombia e avvertimenti rivolti alla presidente ad interim venezuelana, Delcy Rodriguez.
La risoluzione passa ora al dibattito plenario del Senato, per poi approdare alla Camera dei Rappresentanti. Per diventare legge, necessita dell’approvazione di entrambe le Camere. Attualmente, sia il Senato sia la Camera sono a maggioranza repubblicana.
Se approvata definitivamente, la misura obbligherebbe Trump ad astenersi dall’impiegare le forze armate statunitensi in qualsiasi “imminente impegno ostile” in Venezuela senza un’esplicita autorizzazione del Congresso.
Il presidente americano potrebbe porre il veto alla risoluzione. Tuttavia, il veto sarebbe superabile con una maggioranza di due terzi dei voti in entrambe le Camere.
Indipendentemente dall’esito finale, diversi analisti sottolineano il valore simbolico della votazione dell’8 gennaio, che evidenzia il crescente malcontento nei confronti delle azioni militari e delle minacce avanzate da Trump.
Il War Powers Act del 1973 mira a prevenire l’uso unilaterale del potere militare presidenziale. Secondo diversi esperti, la Costituzione degli Stati Uniti consente azioni autonome solo in presenza di attacchi imminenti o in casi di autodifesa immediata.
Dopo l’arresto di Maduro e il passaggio di potere a Delcy Rodriguez, Trump ha promesso di “dettare” la politica venezuelana, controllando le vendite di petrolio e aprendo il settore energetico alle aziende statunitensi. Le minacce si estendono anche ad altri paesi dell’emisfero, alimentando crescenti preoccupazioni a livello regionale.
Nel frattempo, la risoluzione rappresenta un raro tentativo di controllo congressuale sull’azione di Trump, anche se il suo impatto pratico resta incerto tra possibili veti presidenziali e divisioni partitiche. Tuttavia, potrebbe influenzare in modo significativo il dibattito futuro sull’interventismo militare degli Stati Uniti.