09 Jan, 2026 - 11:18

Groenlandia, la Lega rompe il silenzio: ecco cosa dicono Vannacci e Borghi

Groenlandia, la Lega rompe il silenzio: ecco cosa dicono Vannacci e Borghi

Il senatore Claudio Borghi e l’europarlamentare Roberto Vannacci rompono il silenzio della Lega - e di Matteo Salvini - da giorni attestati su una linea prudente di fronte ai repentini mutamenti dello scenario internazionale. 

Entrambi i leghisti, portavoce della linea più oltranzista del partito, soprattutto sui temi di politica estera - in primis sul delicato dossier del sostegno a Kiev - hanno preso la parola per commentare l’intenzione del presidente Trump di ottenere una forma di controllo sulla Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca.

Un tema, come è evidente, spinoso, perché mette in luce un approccio senza precedenti nella politica estera statunitense e impatta direttamente su un territorio che fa parte dell’Unione europea e che, proprio per questo, era stato finora sapientemente glissato dal segretario del Carroccio.

Il silenzio di Salvini sulla Groenlandia 

Il silenzio di Matteo Salvini e della Lega nei giorni scorsi non era comunque passato inosservato. L’unico commento pubblico su dossier di politica internazionale da parte del ministro dei Trasporti risaliva infatti al 4 gennaio scorso, a 36 ore dall’intervento americano in Venezuela. Dopo, il silenzio, se si escludono commenti su fatti di cronaca e la diffusione di un video in cui, da New York, Salvini raccontava la sua vacanza natalizia con compagna e figlia. 

A rompere quel silenzio ci hanno pensato allora due esponenti che, negli ultimi mesi, si sono distinti per posizioni spesso antitetiche alla linea del Governo, dando voce a una Lega più vicina a Matteo Salvini e sempre più insofferente ai vincoli della linea istituzionale imposta dalla partecipazione all’esecutivo.

È il caso, come dicevamo, del sostegno a Kiev: mai vacillato nella posizione della premier Meloni e del ministro degli Esteri Tajani, ma sempre più sofferto, invece, dalla Lega. Ma cosa hanno detto, dunque, sulla Groenlandia Roberto Vannacci e Claudio Borghi?

Vannacci attacca l’Ue e von der Leyen

L’ex generale Roberto Vannacci, oggi europarlamentare della Lega, ha pubblicato stamattina un video per parlare di Trump e Groenlandia. 

“Sembrerebbe che Trump stia negoziando l’acquisto della Groenlandia con le autorità danesi. Ma è sbagliatissimo consentire questa dialettica bilaterale”, dice l’europarlamentare in apertura, con tono evidentemente ironico. “Soprattutto noi che abbiamo la nostra negoziatrice per antonomasia, frau von der Leyen”. 

Il passaggio rivela l’oggetto del video: quella di Vannacci non è una critica a Trump, ma alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, “la stessa che in Irlanda, su quel bellissimo campo da golf, ha negoziato con Trump i dazi al 15%, l’investimento da 600 miliardi di euro nell’industria americana e i 700 miliardi per l’acquisto di gas liquefatto dagli Usa, oltre ad aver convenuto sull’aumento delle spese militari al 5%”.

L'attacco a Tajani e al Pd

“Facciamo negoziare lei la vendita della Groenlandia”, è la conclusione di Vannacci, che suggerisce anche la partecipazione di consiglieri come “Zingaretti, Bonaccini, Schlein o Tajani”. 

Un affondo in piena regola, rivolto tanto alla presidente della Commissione europea quanto agli avversari politici e all’alleato di Governo, il ministro degli Esteri, le cui posizioni la Lega sfida da mesi. Nessun commento, invece, sul nocciolo della questione: la legittimità o meno delle mire di Trump sulla Groenlandia e la posizione che l’Unione europea – e l’Italia – dovrebbero assumere di fronte a questa sfida.

Borghi difende l’offerta di Trump

Notturna, invece, è la riflessione che il senatore Borghi affida a X, con un lungo post. “La questione della Groenlandia è semplice”, scrive Borghi senza esitazioni, “si tratta di un territorio pesantemente sussidiato per ovvi motivi. Tranquilli che se avessero trovato l’oro sotto un sottile strato di ghiaccio avrebbero già chiesto mille volte l’indipendenza”. Le ricchezze della Groenlandia, osserva il senatore, “sono solo potenziali” e “i residenti dipendono dai soldi che gli manda la Danimarca”: l’indipendenza, aggiunge, non la chiede mai chi è sussidiato, semmai chi viene sfruttato.

Posta la premessa, anche Borghi evita di chiarire cosa, a suo avviso, sia nell’interesse degli italiani o degli europei. L’affondo, anche in questo caso, è rivolto all’Unione europea e il ragionamento è esclusivamente di natura economica: se l’acquisto statunitense della Groenlandia rappresenta un’opportunità per la popolazione locale, non c’è allora nulla di male nell’offerta di Donald Trump. 

Il parallelismo con la Ue

“Nella Ue le meccaniche sono simili: ci sono stati che ci guadagnavano più di quello che pagavano (vedi Germania) e stati che ricevevano soldi per stare in Ue. Gli unici pirla siamo sempre stati noi, che pagavamo per perderci”.

Gli esempi portati dal senatore sono espliciti: “Se la Ue smettesse di pagare la Polonia, quanto ci metterebbe ad andare per i cavoli suoi? E l’Ungheria? E perché la Russia non ha possibilità economiche sufficienti, ma altrimenti, se pensasse che sarebbe nel suo interesse, cosa le impedirebbe di fare offerte migliorative alla, che so, Bulgaria per staccarsi dalla Ue e federarsi?”.

La conclusione, dunque, è che “tutto funziona sulla convenienza ed è perfettamente normale che un popolo – specie se sussidiato – valuti le opportunità che ritiene migliori per il proprio futuro. E se queste opportunità sono sotto forma di assegno, che problema c’è?”.

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