Dall’operazione statunitense in Venezuela alle minacce di Donald Trump alla sovranità della Groenlandia, l’aggravarsi delle tensioni internazionali — con la pace in Ucraina che ancora sembra distante — ha fatto sì che il 2026 iniziasse tra non poche difficoltà per le nazioni europee, riflettendosi anche sugli scenari politici interni.
È il caso dell’Italia, dove la premier Meloni si prepara ad affrontare domani la tradizionale conferenza stampa annuale con l’Ordine dei giornalisti e l’Associazione della Stampa parlamentare, in cui dovrà rispondere della posizione italiana nello scacchiere globale, sempre più ingarbugliato. Per questo, dalla maggioranza filtrano pochi interventi, tutti allineati alla linea comunicata dalla presidente del Consiglio.
Un silenzio, però, da giorni si fa notare: quello del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini.
Salvini, tra i membri del Governo più attivi sui social network, è solito intervenire su tutti i temi, compresi quelli di politica internazionale: basti pensare a quante volte ha ribadito negli ultimi mesi la sua posizione contraria alla prosecuzione del sostegno a Kiev, in aperto contrasto con la linea portata avanti dalla premier e dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in più occasioni gli ha ricordato la propria competenza su questi temi.
Nonostante questo modus operandi, ormai noto e consolidato, il ministro Salvini ha scelto, per la prima volta, di non commentare immediatamente gli avvenimenti di politica estera che, in una sola settimana, hanno scosso l’ordine internazionale.
Dopo l’intervento statunitense in Venezuela, il leader leghisra ha atteso ben 24 ore prima di pubblicare un commento su X: "Nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso il suo popolo. Detto questo, per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro". Il post era accompagnato da un video di venezuelani esuli in festa per la caduta di Maduro.
Dal 4 gennaio, giorno in cui ha rilasciato quel commento, Salvini non è più intervenuto sull’evoluzione del contesto internazionale, non commentando neppure le minacce di Donald Trump alla sovranità della Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca e quindi parte dell’Unione europea. Un silenzio che, forse, potrebbe essere stato imposto dalla premier Meloni in un incontro con gli alleati qualche giorno fa.
In ogni caso, nella sua narrazione social il ministro ha evidentemente preferito parlare di altro, affrontando solo temi di cronaca: dal ricordo dei giovani deceduti nella strage di Crans-Montana ad alcuni fatti di cronaca — spesso con protagonisti stranieri — passando per il caso Hannoun e quello della Famiglia nel Bosco.
Insomma, nessun riferimento al contesto internazionale o, ad esempio, al lungo intervento con cui, sulle pagine del Foglio, Luca Zaia ha lanciato una sorta di manifesto politico, decisamente antitetico alla linea salviniana. Dal tema dell’immigrazione a quello del fine vita, passando per la politica estera e per la sfida a un centrodestra più liberale, l’ex presidente del Veneto ha implicitamente sfidato Salvini e la sua leadership, suggerendo un possibile ruolo più da protagonista.
L’unico video diffuso in questi giorni con il vicepremier è stato girato a New York, dove Salvini ha trascorso le vacanze con la compagna, Francesca Verdini, e la figlia. Nella clip, pubblicata sulla pagina social de Il New Yorkese, Salvini ha alluso alle belle esperienze vissute durante il viaggio, agli incontri personali e professionali, ai chili presi durante le vacanze e alle richieste ricevute dagli espatriati di costruire il ponte sullo Stretto (!).
Di tutto, insomma, e solo un commento molto vago sull’ “Italia che si impegnerà per avvicinare i popoli in conflitto da tante parti del mondo”. Il risultato? Una sequela di osservazioni a tratti surreale, di fatto abbastanza inappropriata e comunque ben lontana dalla consueta tendenza di Salvini a intervenire in ogni dossier, che si tratti di politica internazionale o di fatti di cronaca.