09 Jan, 2026 - 10:15

Emergenza influenza K e ospedali al collasso, Bassetti: “Tutto previsto, raccomandazioni rimaste inascoltate”

Emergenza influenza K e ospedali al collasso, Bassetti: “Tutto previsto, raccomandazioni rimaste inascoltate”

L’influenza K, che a Natale ha messo a letto milioni di italiani, in questi giorni sta mettendo in ginocchio i pronto soccorsi degli ospedali in tutto il Paese.

Con la riapertura delle scuole e il ritorno a lavoro si teme un nuovo picco di contagi nelle prossime due settimane.

Da nord a sud la pressione sui presidi di primo soccorso sta creando problemi e disagi: pazienti sulle barelle, sale d’attesa piene e attese interminabili. 

In queste ore si stanno moltiplicando gli appelli di medici ed esperti a non recarsi in ospedale ai primi sintomi, ma di confrontarsi prima con il medico di famiglia per evitare di intasare i reparti, ma anche per salvaguardare i pazienti fragili, più soggetti a contrarre infezioni in ambienti ospedalieri. 

C’è poi la preoccupazione per l’aumento dei casi di polmonite e per l’alto tasso di contagio tra i più piccoli.

Sull'emergenza sanitaria legata all'influenza K – ma non solo - Tg24.it ha intervistato il dottor Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive ospedale policlinico San Martino di Genova.

Secondo Bassetti quanto sta accadendo in queste settimane - con il picco dei contagi, l'aumento dei casi di infezioni severe e ospedali sotto pressione - era stato ampiamente previsto dagli esperti, ma ancora una volta si sarebbero ignorati tutti gli avvertimenti.

“Paese che sa fare solo la cicala e mai la formica”, ha commentato l'infettivologo italiano riferendosi ai ritardi con cui politica e amministrazioni si sono approcciate alla prevenzione. 

Influenza K, Bassetti: “Tutto previsto ma nostre raccomandazioni inascoltate”

D: Dottor Bassetti, prima di tutto cosa dobbiamo aspettarci per le prossime settimane: gli allarmi per un no nuovo picco dei contagi sono fondati?

R: Diciamo di sì, nel senso che stiamo parlando di una cosa ampiamente prevista: mai come quest'anno si è verificato esattamente tutto quello che gli esperti hanno detto dal 20 di agosto.

Dispiace che ci sia ancora qualcuno che oggi si stupisca di ciò che sta succedendo, perché noi avevamo visto cosa stava succedendo in Australia con un'epidemia di influenza spaventosamente grande, e quindi questa estate abbiamo detto: fate attenzione perché sarà una stagione impegnativa. 

Alcuni politici e amministratori hanno ascoltato le nostre indicazioni, con alcune regioni che hanno fatto tantissimo, ad esempio la Liguria e la Lombardia rendendo addirittura gratuito il vaccino. 

Oggi ci troviamo in una situazione di grande difficoltà in alcune regioni come la Campania, la Sicilia, la Sardegna che hanno gli ospedali superaffollati. Sono regioni che hanno fatto meno dal punto di vista della prevenzione e soprattutto della vaccinazione.

Bassetti: “Sovraffollamento ospedali? Dispiace, ma siamo Paese che non sa fare prevenzione”

D: Da nord a sud la pressione sui pronto soccorsi è cresciuta fino a diventare un’emergenza nell’emergenza. Come fare a capire quando recarsi in ospedale o quando invece è meglio curarsi a casa?

R: Ci troviamo in questa prima settimana di gennaio e inevitabilmente nella prossima con la super influenza che sta mettendo in ginocchio alcuni ospedali. Sento di situazioni impressionati, sembra essere tornati al 2020. 

Era tutto scritto, spiace che ancora una volta questo sia un Paese che non sa fare prevenzione. Un paese che sa fare solo la cicala e non sa fare mai la formica. 

Ci sono una serie di cose che non hanno funzionato: pensi che la campagna vaccinale italiana per l'anti-influenzale è partita la prima settimana di dicembre, quando sarebbe dovuta partire ad ottobre, a dicembre è già tardi.

Al pronto soccorso non ci si deve andare a meno che non si stia veramente male.

Male vuol dire avere: difficoltà a respirare, avere la saturazione che scende sotto il 90%, avere dolore al torace per cui si respira con difficoltà. Queste sono le ragioni per andare in ospedale. L'influenza si gestisce a casa.

Non solo influenza K ma “mix” virus e batteri. Polmoniti? A preoccupare sono quelle influenzali

D: A preoccupare non è solo l’influenza ma anche l'aumento importante di casi di polmonite, c'è una correlazione?

R: Il fatto è che c'è un mix di virus e batteri diversi che fanno sì che l'apparato respiratorio in questo momento si particolarmente colpito: tantissimi casi di influenza, c'è di mezzo il virus respiratori sinciziale, i virus para-influenzali, adenovirus, una serie di infezioni batteriche, tutto nello stesso periodo.

L'aumento dei casi di polmonite ormai è abbastanza tipico in questa fase della stagione, che sembrano tante perché c'è un attenzione maggiore oggi alla polmonite dopo il Covid.

Quello che non dovremmo avere sono le polmoniti influenzali che si sommano alle normali polmoniti che abbiamo e tutto questo fa sì che sembra che ce ne siano moltissime, ma nella realtà sono due cumuli insieme.

D: Perché i bambini sono i più colpiti dall'ondata influenzale?

R: L'influenza è partita dai bambini a fine novembre e adesso sta tornando nei bambini, perché alla fine i virus continuano a circolare.

E' evidente che c'è una maggiore incidenza della patologia influenzale nei bambini, ma è abbastanza normale perché probabilmente queste due settimane di vacanza da scuola hanno covato l'influenza per tutti gli altri per poi tornare ai bambini stessi.

Bassetti: “La vaccinazione efficace per prevenire forme gravi. Lo dicono i numeri”

D: C'è poi il tema dell'efficacia del vaccino influenzale finito al centro delle critiche.

R: Bisogna finirla con questo esercizio ignorante in questo Paese di dire: mi sono vaccinato ma mi sono ammalato lo stesso.

Certamente può succedere che ti ammali lo stesso, ma certamente perché ce lo dicono i dati con molta difficoltà chi è vaccinato avrà una forma grave.

La vaccinazione è in grado di coprire dalle forme gravi, quindi protegge dall'ospedalizzazione e dal ricovero in terapia intensiva. Questo è un dato di fatto, non lo dico io, ma lo dicono i numeri. 

 

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