Il 7 gennaio 2026 - giorno dell'anniversario della strage di Acca Larenzia - è stato un triste amarcord di slogan e violenze che si pensavano consegnate per sempre alla storia.
Il ricordo della morte di tre giovani militanti di destra avvenuto 48 anni fa, anche quest'anno ha diviso la politica e l'opinione pubblica e fatto riemergere conflitti che ancora attendono di essere sanati.
Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, quando ha parlato della necessità di una pacificazione nazionale. Una pacificazione che dovrebbe comprendere almeno gli ultimi 100 anni della storia italiana.
Ma lo si capisce anche dalle dichiarazioni che si sono susseguite ininterrottamente nella giornata di ieri - dopo la notizia dell'aggressione subita da 4 militanti di Gioventù Nazionale - e anche da quelle che non sono arrivate (dal centrosinistra).
Poi lo si evince anche dalla tendenza della classe politica italiana - destra e sinistra - ad evidenziare e denunciare solo gli aspetti che più fanno comodo, ignorando quelli che non conviene evidenziare.
Lo hanno fatto gli esponenti di destra limitandosi solo a denunciare e condannare la violenza 'squadrista' additando l'estrema sinistra per la vile aggressione di matrice politica - almeno questo è quanto emerge fino a questo momento dalle indagini - senza una parola su quanto, invece, accaduto ieri sera durante la celebrazione della strage.
Non una parola su quel "presente" urlato per tre volte con il braccio alzato per fare il 'saluto romano'. La Cassazione, comunque, ammette il saluto romano se non fa proselitismo o crea problemi di ordine pubblico.
Sulla rievocazione di slogan e rituali legati agli anni del fascismo caratterizzati da violenza e sopraffazione, invece, si sono concentrati i pochi commenti degli esponenti di centrosinistra, rimasti muti, invece, sull'aggressione subita dai quattro ragazzi.
In un Paese che ad ogni ricorrenza di questo tipo si divide su quali morti sia giusto commemorare e quale no, la giornata di ieri ha rappresentato un bagno di realtà: la pacificazione nazionale è un processo bi-direzionale e presuppone che entrambe le parti ammettano e si assumano le responsabilità di ciò che vorrebbero nascondere.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sulla base delle testimonianze e delle immagini registrate dalle telecamere di video sorveglianza presenti nella zona in cui è avvenuto l'agguato (nei pressi del supermercato Todis di via Tuscolana), le vittime sarebbero state aggredite - la notte tra il 6 e il 7 gennaio - da una decine di persone, tutte a volto coperto mentre affiggevano i manifesti relativi alla commemorazione che si sarebbe tenuta il giorno successivo.
La Digos, dopo aver effettuato una mappatura per l'acquisizione dei video delle telecamere di sorveglianza, sta lavorando sulle immagini per cercare di identificare gli aggressori. Al lavoro anche la scientifica.
Sull'accaduto Gioventù Nazionale ha annunciato una la presentazione di un'interrogazione parlamentare.
Alle 18,00 di ieri, intanto i militanti della destra radicale - circa un centinaio - sono tornati a commemorare la strage in cui persero la vita Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni davanti alla storica sezione del Msi, uccisi da un commando di estrema sinistra.
Come già accaduto negli scorsi anni la manifestazione si è conclusa con il grido 'per tutti i camerati caduti' lanciato tre volte e il 'presente' a braccio teso urlato in risposta. Come già accaduto negli anni scorsi, la rievocazione di slogan e simboli legati agli anni della dittatura fascista sta generando polemiche.
Il centrosinistra nazionale che aveva preferito non commentare l'aggressione subita dai militanti di Gioventù Nazionale, ha invece attaccato quanto accaduto nella serata di ieri durante la cerimonia in ricordo delle vittime di Acca Larenzia.
Il deputato del Pd, Morassut l'ha definita una "parata squadristica e paramilitare" e come tale non rientrerebbe nei limiti di una commemorazione.
Al Corriere della Sera il parlamentare del Pd evidenzia il problema di interpretazione della sentenza della Cassazione che ammette il saluto romano se non fa proselitismo o crea problemi di ordine pubblico.
Il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, fa riferimento ad un altro inquietante fatto di cronaca accaduto nelle ultime ore: gli spari contro la sede della CGIL di Primavalle.
Per Nicola Fratoianni di AVS, invece:
In serata è arrivato la nota di condanna dell'aggressione della capogruppo del Partito democratico in Campidoglio Valeria Baglio
I commenti del centrodestra si sono concentrati tutti sulla condanna dell'aggressione subita dai giovani del partito, mentre non si sono registrati commenti di rilievo sulla riproposizione del "Presente" e del saluto romano.