07 Jan, 2026 - 12:51

Alberto Trentini, governo e Chiesa al lavoro per la liberazione: cosa sappiamo

Alberto Trentini, governo e Chiesa al lavoro per la liberazione: cosa sappiamo

"La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza": a parlare sono i genitori di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela dal 15 novembre 2024 senza nessun capo di accusa formale.

"Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio", hanno fatto sapere i genitori di Trentini, insieme all'avvocata Alessandra Ballerini, "e di evitare qualunque strumentalizzazione, perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto".

Il momento, infatti, è dei più delicati: gli sviluppi della crisi tra Stati Uniti e Venezuela hanno modificato l'equilibrio politico interno venezuelano, impattando anche sulle trattative e i lavori diplomatici che il governo porta avanti da mesi per permettere il rilascio di Trentini.

Trentini, Tajani: “Stiamo tentando il possibile e l’impossibile”

"Stiamo lavorando e stiamo tentando il possibile e l'impossibile" ha spiegato ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, auspicando che il cambio di governo a Caracas renda "il dialogo più facile".

La trattativa, tuttavia, è complessa e i fattori in gioco sono numerosi: molto dipenderà dall’evolversi del quadro politico interno venezuelano e dalla postura che il governo ad interim presieduto da Delcy Rodríguez vorrà tenere con i Paesi occidentali, cercando magari una sponda oppure ponendosi in aperto scontro. Nessuno scenario, al momento, può darsi per scontato.

Per questo, con le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, dal governo è stato fatto un invito alla prudenza, oggi rilanciato dalla stessa famiglia di Trentini. "Ogni parola in più può solo danneggiare la soluzione della vicenda", ha spiegato Mantovano. Alberto Trentini, peraltro, non è l'unico italiano detenuto ingiustamente in Venezuela: in tutto, sarebbero circa una ventina i connazionali considerati prigionieri politici nei penitenziari del Paese sudamericano.

Governo e Vaticano tessono la rete diplomatica

A tessere la tela diplomatica per riportare a casa Alberto Trentini, a fari spenti e in silenzio, sono l’Agenzia per i servizi esterni e la Farnesina, che da mesi seguono il dossier. Proprio nei giorni scorsi, a Palazzo Chigi, si sarebbe tenuta una riunione riservatissima dedicata alla vicenda.

Ma non solo: al lavoro, sotto traccia, ci sarebbe anche il Vaticano, che in Venezuela può contare su una rete capillare di rapporti e contatti; basti pensare che lo stesso segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha servito in passato come nunzio apostolico a Caracas.

A confermare l’impegno della Chiesa è stato peraltro anche il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, che nei giorni scorsi ha contattato la famiglia di Alberto Trentini e assicurato l’impegno della Chiesa per tentare di sbloccare la situazione.

Nel frattempo, anche l’Unione europea ha fatto sentire la sua voce, lanciando un appello per tutti i cittadini comunitari detenuti per ragioni politiche nelle carceri del Venezuela e ribadendo che le autorità consolari dei Paesi Ue lavorano “in stretto coordinamento per la protezione dei cittadini europei, inclusi coloro che sono detenuti illegalmente”.

Cosa ha fatto Alberto Trentini

In carcere dal 15 novembre 2024, Alberto Trentini, cooperante della ong internazionale Humanity & Inclusion, che si occupa di assistenza alle persone con disabilità, è detenuto senza alcun capo di accusa. Tanto che, per i primi due mesi dall’arresto – avvenuto mentre il cooperante si trovava in viaggio da Caracas a Guasdualito – le autorità non ne avevano neanche confermato ufficialmente la detenzione. 

Perché, allora, si trova in carcere? Perché, sotto la guida di Maduro, il Venezuela ha applicato quella che in gergo è definita “diplomazia degli ostaggi”, una strategia basata sull’arresto di cittadini stranieri come strumento di pressione nei confronti degli Stati di appartenenza. 

In virtù di questa condizione, per i primi dieci mesi Trentini è stato tenuto in isolamento, potendo ricevere la prima visita da parte dell’ambasciatore italiano in Venezuela solo nel settembre scorso. Una seconda visita è poi avvenuta il 28 novembre, quando l’ambasciatore Giovanni De Vito ha riferito di aver trovato Alberto in condizioni di umore migliorate rispetto ai mesi precedenti.

Da novembre 2024, Trentini ha potuto contattare telefonicamente la sua famiglia solo tre volte: la prima a maggio 2025, la seconda a luglio 2025 e la terza lo scorso ottobre.

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