Il contrasto all’antisemitismo torna al centro dell’agenda parlamentare, ma invece di unire produce fratture profonde, soprattutto nel Partito democratico, e apre un fronte di scontro duro tra maggioranza e opposizione.
Oggi, mercoledì 7 gennaio, la Commissione Affari costituzionali del Senato incardinerà il disegno di legge presentato del senatore del Pd Graziano Delrio che tanta agitazione ha creato all’interno del suo partito.
Il ddl Delrio è ultimo in ordine di tempo rispetto ad altre proposte già depositate da esponenti del centrodestra e da Italia Viva sui quali occorrerà trovare una sintesi per cercare di arrivare ad un’unica proposta condivisa da maggioranza e opposizione.
Una missione non proprio semplice alla luce della recente evoluzione del dibattito intorno alla recrudescenza dei fenomeni di antisemitismo in Europa e in Italia dal 7 ottobre 2023 con la maggioranza decisa a non concedere aperture.
Da una parte c’è chi chiede una legge mirata, rigorosamente circoscritta all’antisemitismo; dall’altra chi vorrebbe un impianto più ampio, capace di includere altre forme di odio e discriminazione. In mezzo, c’è il Pd lacerato – cosa impensabile appena un paio di anni fa – su un tema come quello dell’antisemitismo.
Anzi, come sottolineano esponenti della maggioranza, avrebbe incontrato un vero e proprio “ostracismo” interno. Alla ripresa dei lavori, i senatori Pd si riuniranno per un confronto che si preannuncia delicato. Il mandato affidato ad Andrea Giorgis è quello di costruire una sintesi tra le diverse sensibilità, senza strappi ma anche senza ambiguità.
Il problema, però, è politico prima ancora che tecnico. Una parte del Pd teme che una legge focalizzata esclusivamente sull’antisemitismo possa apparire insufficiente o sbilanciata, soprattutto in un contesto internazionale segnato dal conflitto in Medio Oriente e dalle polemiche su Israele.
Altri, invece, rivendicano la necessità di un testo chiaro, che recepisca definizioni internazionali e rafforzi gli strumenti di contrasto a un fenomeno specifico e storicamente determinato. Il risultato è uno stallo che indebolisce la posizione del partito proprio mentre il Parlamento entra nel vivo del confronto.
Sul fronte opposto, il centrodestra alza le barricate. Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato e promotore di uno dei tre disegni di legge in discussione, chiarisce che il 7 gennaio non si discuterà “la proposta Delrio”, ma tutte le proposte già depositate sul contrasto all’antisemitismo, comprese quelle di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Ivan Scalfarotto.
Il messaggio è netto: nessuna scorciatoia politica e nessuna egemonia simbolica del Pd sul tema.
Ancora più duro l’avvertimento sul merito. Gasparri si dice disponibile al dialogo, ma pone un confine invalicabile: la legge non dovrà diventare “ecumenica”, né un contenitore per altre battaglie, come quella contro l’islamofobia.
Per il centrodestra, allargare il perimetro significherebbe snaturare l’obiettivo e usare l’antisemitismo come grimaldello per altri obiettivi politici. Una linea condivisa anche dal presidente della Commissione, Alberto Balboni, che conferma un iter ordinato: incardinamento, abbinamento dei testi, poi una scelta tra sintesi unitaria o testo base da emendare.
Il paradosso è evidente: mentre tutti dichiarano di voler combattere l’antisemitismo, la politica rischia di trasformare questo impegno in un terreno di scontro identitario.
Il Pd affronta una prova di coesione interna, il centrodestra rivendica la titolarità di un approccio rigoroso e circoscritto, e il Parlamento si prepara a un confronto che dirà molto non solo sulle leggi contro l’odio, ma anche sugli equilibri politici della legislatura.
Il 7 gennaio segna l’inizio formale del percorso, ma la partita vera si giocherà nelle prossime settimane, tra mediazioni mancate e linee rosse difficili da superare.