Melissa è nata sana, insieme alla sua sorellina gemella Laura. Ma a distanza di 24 ore da quando è venuta al mondo, per lei tutto è cambiato: i medici avevano ipotizzato che potesse non superare la notte.
Da quel momento sono trascorsi sette anni: oggi è una bambina con gravissima disabilità, che sorride comunque alla vita.
Mamma Elisa e papà Michele non hanno mai smesso di cercare terapie che potessero assicurarle una maggiore autonomia, come raccontano a TAG24. E dopo tanta attesa e tante ricerche, lo scorso 14 dicembre sono partiti per gli Stati Uniti, anche grazie a una raccolta fondi promossa su GoFundMe per aiutarli a sostenere i costi elevatissimi di questa operazione.
Quella di Melissa è una storia di resilienza, solidarietà e amore.
Melissa ha un rene che lavora per due, riesce a sentire grazie agli impianti cocleari, è distonica, si nutre tramite un accesso nello stomaco (e vomita spessissimo), non parla (ma si fa capire) e ha riportato un danno cerebrale. Eppure è molto intelligente e non si è mai arresa.
Come raccontano i genitori sulla pagina di GoFundMe, "vuole a tutti i costi crescere come gli altri bimbi! Perché guarda la gemella correre e allunga i piedi immaginando di correre pure lei, perché quando le dai un bacino apre la bocca sperando di riuscire a stringere le labbra e darlo anche lei, perché vuole afferrare quel pastello per colorare ma l'altra mano, involontariamente, comincia a muoversi".
La speranza di una vita migliore per Melissa è stata affidata a una terapia con le cellule staminali effettuata presso il Duke University Hospital, in North Carolina negli Stati Uniti: un centro noto a livello mondiale e specializzato in questa tipologia di trattamenti.
"Sia alla nascita del primo figlio (Tommaso, di due anni più grande di Melissa e Laura, ndr) che delle gemelle, scegliamo di conservare le cellule staminali. In Italia si possono solo donare: così le abbiamo mandate in una banca in Svizzera" racconta mamma Elisa.
"Io mi sono subito attivata per capire se potessi utilizzare quelle cellule, ma ci ho messo sette anni, perché la banca non mi supportava. Per loro è importante conservarle, non utilizzarle. In Italia le stanno usando per la leucemia, oppure per la medicina rigenerativa, ad esempio delle ginocchia, sicuramente non per problemi cerebrali gravi. Mi dicevano: 'Portala in America. Ma in America dove?' mi chiedevo. Non riuscivo a trovare agganci" spiega.
"Poi, quattro anni fa, leggo un articolo di giornale su una bambina italiana portata al Duke University Hospital. Quindi contatto immediatamente i genitori e mi faccio dire qual è il procedimento per inserire anche Melissa. Compilo dei moduli online, ma nessuno dall'ospedale mi richiama" racconta.
"Dopo un anno troviamo una raccolta fondi di due genitori italiani per un altro bambino ed è per questo che ne ho aperta una anch'io: come troveresti, altrimenti, persone che usano le cellule staminali all'estero? Questi genitori mi passano dei moduli privati da compilare con cui riusciamo a ottenere una risposta dagli Stati Uniti, ma senza riuscire a inserire nostra figlia per le terapie" racconta.
L'unica speranza è che la banca svizzera faccia da tramite: dopo un estenuante braccio di ferro e altra attesa, finalmente la famiglia ottiene una risposta positiva. Le cellule staminali partono alla volta di Durham, nel North Carolina, ma restano ferme in dogana, dove non vengono rifornite di azoto per mantenerle a meno 300 gradi.
"L'indomani le cellule arrivano in ospedale a più di 10°, quindi scongelate e morte. Non riusciamo a usare quelle della sorella gemella, nonostante abbiano lo stesso DNA. Così ci regalano delle cellule di un cordone che si trovava nella loro banca. All'inizio non accetto: questo comportava un rischio di rigetto che avrebbe potuto portare anche alla morte".
Elisa si convince dopo le rassicurazioni sulla dottoressa Kurzberg, la migliore al mondo per queste terapie, e pensando a tutte le persone che avevano sostenuto la loro raccolta fondi.
"Io sono arrivata ad avere questa speranza grazie alla mamma che ha fatto la raccolta fondi e mi ha aperto la strada. Allora come l'hanno aperta a me, io mi sono ripromessa di mettermi a disposizione per gli altri. Tutte queste persone che avevano aderito mi hanno dato coraggio nel dire: 'Ormai la strada va intrapresa, va a finire che rimarrai sempre con la paura e il rimorso di non aver dato una possibilità in più a tua figlia'".
Il 16 dicembre 2025 Melissa ha effettuato l'infusione di cellule staminali. "È una fialetta di sangue che viene data endovena. Una procedura banale, che Melissa ha fatto tante volte. Eppure per me è stato tanto emozionante, perché è un sogno che si realizza. Durante l'infusione la bambina non ha avuto alcuna reazione avversa e quello è il momento più critico. È felice e nei giorni negli Stati Uniti non ha mai vomitato: era contenta di stare in vacanza con i fratelli".
Se la terapia avrà funzionato, la famiglia lo saprà tra tre-sei mesi. "Vedremo se Melissa avrà dei miglioramenti. Ora siamo felici per averle dato questa grande possibilità".