Diritto

8 marzo Festa della donna, tra il 2018 e il 2021 aumentati casi di stalking, maltrattamenti e violenze sessuali

8 marzo Festa della donna, come da tradizione oggi si celebra la Giornata internazionale dei diritti della donna. Il termine festa, infatti, non è proprio quello più adatto, questa giornata è l’occasione per riflettere sulle lotte passate, sulle conquiste sociali, politiche, economiche ottenute e sulle molte discriminazioni ancora oggi esistenti. L’orizzonte è il perseguimento di un’autentica parità. Una parità che stenta ad essere conquistata: le donne guadagnano meno degli uomini, faticano ad arrivare ai posti di comando, continuano ad avere sulle spalle il peso della famiglia, non trovano lavorano e lo perdono con più facilità. Ad aggravare una situazione già difficile per le il genere femminile ci ha pensato anche il Coronavirus che ha spazzato via aziende, occupazione, equilibri familiari già precari. Discriminazioni e violenze per le donne sono all’ordine del giorno: botte, stalking, violenza psicologica, economica, fisica, sessuale, e violenza assistita.

I dati della polizia criminale: calano i femminicidi ma aumentano i reati-spia

Nel quadriennio 2018-2021 si è registrato sì un calo dei femminicidi ma sono aumentati i cosiddetti reati-spia: stalking, maltrattamenti e violenze sessuali. E’ il report del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale, del Dipartimento della pubblica Sicurezza. Gli omicidi volontari di donne nel 2021 sono stati 119, con una flessione del 16% rispetto al 2018, quando erano stati 141, mentre rispetto al 2018, i dati dello scorso anno indicano invece un aumento dei reati di stalking (+18%), maltrattamenti contro familiari e conviventi (+30%) e violenza sessuale (2%). In diminuzione risultano anche le donne uccise dal partner: 70 nel 2021 contro 75 nel 2018 (-7%). Negli omicidi volontari di donne avvenuti in ambito familiare/affettivo (103 nel 2021) si rivela preminente l’uso di armi improprie e/o armi bianche, che ricorre in 56 casi; in 23 casi sono state utilizzate armi da fuoco. Seguono le modalità di asfissia/soffocamento/strangolamento.

Il sondaggio del Parlamento europeo: per il 77% delle donne il Covid ha aumentato la violenza

Per la Giornata internazionale dei diritti della donna dell’8 marzo, il Parlamento europeo ha commissionato un sondaggio specifico dedicato alle donne europee, per valutare l’impatto della pandemia su vari aspetti della loro vita. I risultati dell’indagine mostrano l’impatto significativo della pandemia sia a livello sia personale che professionale, come anche un forte aumento dei livelli di violenza contro le donne.

Le donne: ecco le misure per affrontare la violenza di genere

Tre donne su quattro (77 %) nell’Ue ritengono che la pandemia di COVID-19 abbia determinato un aumento della violenza fisica ed emotiva nei confronti delle donne. In tutti i paesi tranne due (Finlandia e Ungheria) questo risultato è superiore al 50%, con risultati che raggiungono il 93% in Grecia e il 90% in Portogallo, vicino al 84% per l’Italia. Le donne identificano esplicitamente diverse misure chiave per affrontare la questione della violenza nei loro confronti: rendere più facile denunciare le violenze contro le donne, anche alla polizia (58%, a livello UE, e prima misura in Italia con il 62%), aumentare le possibilità per le donne di cercare aiuto, per esempio attraverso hotline telefoniche (40%), aumentare la sensibilizzazione e la formazione della polizia e della magistratura in materia (40%), potenziare l’indipendenza finanziaria delle donne (38%).

Le conseguenze economiche e finanziare

Il 38% delle intervistate ha dichiarato che la pandemia ha avuto un impatto negativo sul loro reddito personale. I risultati variano dal 60% in Grecia al 19% in Danimarca, mentre in Italia lo hanno dichiarato il 46%. Secondo il 44% delle donne intervistate, la pandemia ha anche avuto un impatto negativo sull’equilibrio tra vita professionale e vita privata. Questo vale per più della metà delle donne a Cipro (68%), in Grecia (59%), a Malta (58%), in Lussemburgo (56%), in Italia (52%), in Portogallo (52%) e in Ungheria (51%). Infine, ma non meno importante, il 21% delle donne sta valutando o ha deciso di ridurre permanentemente il tempo che dedica al lavoro retribuito. In linea con la media Ue, la percentuale italiana, che si assesta al 23%.

Le donne sono preoccupate per il loro futuro

Dall’inizio della pandemia, le donne sono state più soggette a preoccupazioni per la mancanza di amici e familiari (44% in Ue, 36% in Italia), più ansiose e stressate (37% Ue, 49% Italia) e generalmente preoccupate per il loro futuro (33% Ue, 38% Italia). È opinione comune tra le donne che le misure messe in atto per fermare la diffusione della pandemia abbiano avuto un forte impatto sulla loro salute mentale. Alcune categorie sociali sono state più colpite di altre, a seconda del tipo di misura: circa la metà delle donne con figli di età inferiore ai 15 anni afferma che la chiusura delle scuole e degli asili ha avuto un forte impatto sulla loro salute mentale.

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