Esteri

Partygate, le scuse di Boris Johnson e le opposizioni all’attacco: “Si dimetta”

Galeotta fu la festa a Downing Street. In particolare per la tenuta del governo di Boris Johnson, e per la figura stessa del Primo Ministro britannico. Mentre sono sotto gli occhi di tutti le strategie di Londra per combattere – o meglio convivere – il coronavirus, l’esecutivo di Sua Maestà è sotto il fuoco incrociato e l’imbarazzo politico per alcuni scatti risalenti allo scorso anno quando tutto il mondo era alle prese con il lockdown. E che potrebbe ora aprire nuovi scenari per la politica inglese.

Il partygate incastra Johnson

Tanto da costringerlo, alla fine, a una piena ammissione di colpa. E il premier lo fa davanti alla Camera dei Comuni, in un discorso durato circa 25 minuti: “Voglio scusarmi con tutto il cuore, avrei dovuto interrompere l’evento”, ammette BoJo senza giri di parole, dicendo di comprendere la rabbia dei sudditi “verso di me e il governo che guido”. Ma ha tenuto a precisare come “le regole non sono state tecnicamente violate”. Perché all’epoca le linee guida del governo esplicitavano chiaramente come le riunioni lavorative in presenza fossero da evitare e che, nel caso si dovessero comunque tenere, “solo i partecipanti strettamente necessari sarebbero dovuti essere presenti”. Non una festa quindi, nella tesi di Johnson, ma una riunione di lavoro a Downing Street.

In molti ora chiedono la testa di Johnson

Fra chi richiede le dimissioni da Primo Ministro, il leader laburista Keir Starmer: “Questo è uno spettacolo patetico da parte di un uomo che è andato fuori strada, è costretto ad ammettere quello che tutti sapevano cioè che mentre il Paese era in lockdown lui organizzava party alcolici a Downing Street. Ora faccia finalmente la cosa giusta e si dimetta”. Chiede quindi le stesse dimissioni che all’epoca presentò il ministro della Salute Matt Hancock, quando si scoprì che anche lui aveva violato le regole. Secondo il deputato labourista Karl Turner il premier “ha chiesto scusa perché è stato scoperto”, credendo che ci sia “una regola per lui e un’altra per il resto di noi”.

La festa della discordia: “Portatevi la bottiglia”

Era il 20 maggio 2020 quando il segretario privato del Premier inviava una mail a un centinaio di persone chiedendo di presenziare nel giardino di Downing Street “per godere del tempo piacevole” e invitava, forse per evitare contagi, ognuno dei destinatari a portare una bottiglia. Secondo le fonti britanniche, al party parteciparono circa 30 persone. 

In una settimana un britannico su 15 positivo al covid

Le scuse di Johnson arrivano in un momento particolare: la scorsa settimana, secondo la BBC, più di 4 milioni e 300mila persone sono risultate positive al coronavirus. Il che significa un suddito della Corona su 15.

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