Spettacolo

“Ghostbusters: Legacy” rende giustizia al cult anni ottanta

A 37 anni dal primo Ghostbusters tornano gli acchiappafantasmi per un terzo atto che mira al definitivo rilancio della saga. Tornano per modo di dire perché Ghostbusters: Legacy (originariamente “Afterlife” perché dedicato postumo a Harold Ramis aka Egon Spengler) è un vero e proprio passaggio di testimone con regia e protagonisti tutti nuovi. Dietro la cinepresa c’è Jason Reitman e non più il padre Ivan, mentre a dare la caccia a “spiriti e spiritelli” ci sono Finn Wolfhard e Paul Rudd. No, decisamente non siamo dalle parti dello sfortunato remake al femminile del 2016, ma piuttosto parliamo di un sequel che omaggia e riscrive – con rispetto e deferenza – il cult del 1984 riunendo furbescamente veterani e cacciatori di fantasmi di primo pelo a partire da un espediente intelligente: la dipartita del compianto Ramis, qui rievocato sul finale in una sequenza piuttosto toccante. 

La trama del nuovo Ghostbusters

GhostbustersCallie Spengler è una mamma single che, completamente al verde e con due figli a carico, decide di trasferirsi a Summerville, sperdutissima cittadina dell’Oklahoma dove il tempo sembra fermo agli anni ‘50. È lì che da anni risiedeva l’anziano padre da poco scomparso, nientepopodimeno che il dottor Spengler, storico membro del team di Ghostbusters che anni prima sgominò la minaccia fantasma a Manhattan. Ma cosa spinse il geniale scienziato a mollare tutto e trasferirsi in un rudere sperduto? Per giunta in una zona che trema continuamente senza alcun motivo apparente. Lo scopriranno per noi i suoi due giovani e brillanti nipoti Phoebe e Trevor (Finn Wolfhard), subito lanciati alla scoperta di antichi cimeli, attrezzature vintage e vecchie spettrali minacce, tra tutti il ritorno di Gozer. 

 

Una pesante eredità

Questa “Legacy”, che di fatto ricalca gli avvenimenti del primo film riproponendo tutta una serie di elementi (vedi gli omini Marshmallow), non diventerà certo cult tra i più giovani ne farà contenti i fan più esigenti, appagati forse soltanto dalla nostalgica rimpatriata finale che riunisce Bill Murray, Dan Aykroyd e Ernie Hudson. Ma si proporne come un nuovo simpatico Blockbuster capace quanto meno di raccogliere quella gloriosa eredità anni ‘80 e trasmetterla al pubblico più vasto. 

L’operazione per una volta sembrerebbe sinceramente interessata a ricreare senza deturpare. Persino l’effettistica vuole, piuttosto che snaturare, tener fede a quell’artigianalità un po’ grottesca che aveva caratterizzato il classico. Quel che manca davvero a questo nuovo Ghostbusters è però la vena comica dell’originale, difficile da replicare. Per il resto non mancano citazioni, pezzi d’antiquariato e sequenze studiate per strizzare l’occhio al passato del mitico franchise.

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