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Tennis: in otto per un Master

Ci siamo. Dopo l’antipasto offerto dalle NextGen ATP Finals di Milano, oggi tocca a Torino farsi vetrina del tennis nel mondo con la prima delle cinque edizioni del Master Finals ospitate dal capoluogo piemontese.

Solo i migliori otto giocatori della stagione (e gli otto migliori doppi) si contenderanno il titolo di Campione delle Finals, in un torneo dalla formula vincente e in cui ogni partita ha un significato in più. Due gironi da quattro in cui avanzano i primi due, direttamente qualificati alle semifinali. Vista la selezione per arrivare fin qui, normale che ci si attenda un tennis d’alto livello. E d’altronde con nomi quali Novak Djokovic, Daniil Medvedev, Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas, Andrey Rublev, Matteo Berrettini, Hubert Hurkacz e Casper Ruud lo spettacolo sembra esser davvero assicurato. Con due avvertenze, due storie nella storia da tener d’occhio e su cui riflettere.

Due store di tennis, futuro e cambio della guardia

La prima è quella di Novak Djokovic. Arrivato al Master di fine anno da n°1 del mondo ma senza la compagnia di Roger Federer e Rafa Nadal, Nole a Torino è circondato da giocatori che da qualche anno ormai hanno iniziato a bussare sempre più alla porta del ricambio generazionale in questo sport. Tiranneggiato dai big3 per quasi 15 anni, il tennis oggi vive una stagione delicata in cui il maschio alfa serbo è chiamato a rispondere ai tanti assalti provenienti dal suo stesso branco che sembra aver fiutato il momento buono per detronizzarlo.

Lo shock patito a New York era la grande incognita che circondava il ritorno in campo di Djokovic, ritorno sublimatosi nella vittoria del Master parigino a conferma di come quella sconfitta patita da Medvedev non abbia lasciato scorie emotive nel suo gioco. Chiudere la stagione con l’ennesimo titolo vorrebbe dire rinforzare ancor di più la sua leadership, rigettando nuovamente i suoi rivali nel pozzo dell’incertezza e di un tempo che ancora non coincide con quella della loro definitiva consacrazione.

La seconda storia è tutta azzurra. E va ben oltre il nome di Matteo Berrettini, giunto alla sua seconda presenza in questo torneo. L’ultimo mese di stagione è stato caratterizzato dalla rincorsa al Master di Jannick Sinner, in un’altalena che ha visto l’altoatesino prima rincorrere, poi attestarsi in top10 e tra gli otto eletti e infine cedere il passo al polacco Hurkackz e al norvegese Ruud. Poco male, il tempo è dalla sua parta, e la sua stagione – iniziata da n°44 del mondo – può considerarsi eccellente visti soprattutto i quattro titoli conquistati e le cinque finali giocate. Ma ciò che stupisce e incoraggia all’ottimismo sono i nomi che continuano a crescere, a stupire e a far risultati alle spalle dei nostri primi due giocatori.

Azzurro, il futuro è tutto azzurro

Dal veterano Fognini al giovane Musetti che a Milano ha dato spettacolo durante le NextGen; e ancora Sonego, Caruso, Travaglia, Mager. Era da decenni che il tennis maschile azzurro non riusciva a offrire una profondità tale di talenti abbinata alla continuità di risultati. Una fotografia che fa oggi dell’Italia una delle nazioni favorite per la coppa Davis con cui ufficialmente si concluderà la stagione.

Non solo: a Torino e Milano e alla covata di talenti la cui crescita ci accingiamo a vivere, va aggiunto il nome di Andrea Gaudenzi, Presidente dell’ATP dal gennaio 2020, cui è toccato in sorte il compito di traghettare il tennis in questi mesi di pandemia indicando lui la strada del ritorno in campo verso un futuro che, se per noi si annuncia ricco di aspettative, per il tennis sembra orientato sempre più verso l’incertezza e l’imprevedibilità.

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