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Bataclan e Valeria Solesin

Bataclan il giorno del terrore

Valeria Solesin e una sala per concerti: Il Bataclan.  Bataclan non è solo il nome di un teatro, dove la gioia per la musica trovava la sua festa, ma è ormai anche il nome che si da a un giorno di terrore: 13 novembre 2015, Parigi, uomini e donne che trascorrevano una tranquilla serata parigina, si ritrovano sotto l’attacco di gruppi terroristici, che compiono una strage, trasformando la metropoli in una giungla urbana di violenza. Bataclan e Valeria Solesin.

Una dottoranda italiana

Valeria Solesin, laureata in sociologia, aveva deciso di proseguire la sua formazione, presso la prestigiosa Università Sorbona. Un dottorato di ricerca in demografia, con un particolare approfondimento dei temi legati alla famiglia.

Valeria la “meglio gioventù”

Una ragazza che come tante aveva scelto di migrare per continuare gli studi. Il padre il giorno dei funerali disse che il suo pensiero andava “a quei giovani che come Valeria non si arrendono”. Perché la figlia di quest’uomo che in un momento di estremo dolore, ricorda la condizione di oppressione e umiliazione di tanti giovani italiani, costretti a lasciare il proprio paese per evitare umiliazioni professionali, era una ribelle, così la ricordano i suoi colleghi della Sorbona.

La mamma ricorda il suo impegno

La mamma quando apprese la notizia, parlando con i giornalisti che la cercavano per una dichiarazione, disse che era una “persona meravigliosa e una grande studiosa”.

In queste parole, anzi quando in particolar modo, dice una grande studiosa, abbiamo il senso di un’Italia migliore, diversa e per citare Pasolini di una “meglio gioventù”, che volta le spalle a chi l’ha tradita e trova la morte in un mondo sempre peggiore, dove l’ignoranza e il declino culturale, armano criminali senza scrupolo accecati di violenza.

Lo studio contro la barbarie

Alla barbarie di un paese che non riconosce i meriti, i sacrifici e la cultura, si aggiunge nel giorno del Bataclan e di Valeria Solesin, la barbarie di chi uccide il futuro nel nome del caos. Valeria Solesin, voleva cambiare il mondo che la circondava, preparandosi al meglio, scrivendo saggi, approfondendo le criticità della società per migliorarla e difenderla dal male.

Piena di vita e ribelle

Una ribelle, così Valeria Solesin viene ricordata dai suoi amici e colleghi dell’Ined, l’Istituto di demografia di Parigi. Dedita al lavoro, appassionata studiosa dei temi legati alla demografia famigliare, con una concentrazione in particolare sul passaggio dal primo al secondo figlio.

L’Italia e la sua crisi

L’Italia, un paese in piena drammatica crisi demografica, avrebbe ricevuto sicuramente un contributo importante da questa giovane ricercatrice, che purtroppo in un altro paese ha trovato la fine del suo percorso di vita, con la complicità di chi si ostina a non affrontare il problema del futuro dei giovani. Bataclan e Valeria Solesin, sono ancora un ricordo vivo di chi lotta per cambiare quello che non é un paese per giovani.

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