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Abrignani(Cts): l’incubo covid non è finito

 

L’incubo covid

L’incubo non è ancora finito. L’Europa torna a essere il palcoscenico della pandemia con contagi in crescita così come i ricoveri in ospedale. Se in Germania la situazione è preoccupante perché la quota di non vaccinati sembra non contenere il Covid, in Austria, dopo l’imposizione di un lockdown per i ‘no vax’, sono triplicate le vaccinazioni. E mentre in Francia il presidente Macron annuncia la terza dose per i 50enni, il ministro della Salute Roberto Speranza per l’Italia ieri ha dato il via libera alla dose booster a partire da 40 anni.

La fotografia del paese

Per scattare una fotografia della situazione in cui verte il nostro Paese e se, al netto dei 7.891 casi di positività registrate nelle ultime 24 ore, ci sia l’esigenza di un uso ancora più esteso del Green Pass o addirittura di un confinamento per i non vaccinati sul modello austriaco, l’agenzia di stampa Dire ha raggiunto il professor Sergio Abrignani, immunologo e membro del Cts.

Parla Abrignani del Cts

“E’ stato registrato un ulteriore passo in avanti nella campagna vaccinale. Ieri il ministro Speranza ha detto che dal primo dicembre nel nostro Paese saranno chiamati per la terza dose anche chi ha tra i 40 e i 60 anni ma ‘devono essere passati sei mesi dal completamento del ciclo primario e sempre con RNA’. Quanto è importante aderire e soprattutto non abbassare la guardia, in questo momento, anche tra i vaccinati? “E’ importante che i vaccinati conservino una memoria immunologica.”

La terza dose

L’immunologo poi afferma alla Dire che: “la terza dose non è niente di inconsueto ed è anzi raccomandata in tante schedule vaccinali, come avviene infatti per il vaccino dell’epatite B, del meningococco B, dello pneumococco e così via. Le prime due dosi di vaccino ravvicinate- risponde Abrignani- servono ad innescare un’ottima risposta immunitaria e poi la terza dose di richiamo, da effettuare tra i 6 e i 12 mesi dalla seconda dose, ci consente di innescare una buona ‘memoria immunologica’. La terza dose che, come detto sopra, non è niente di inconsueto ed è anzi raccomandata per la maggior parte dei vaccini, serve pure nel caso dei vaccini anti-covid perché in tutto il mondo, a distanza di qualche mese dalla seconda dose, l’efficacia dei vaccini anti-Covid rispetto alla possibilità di contrarre l’infezione scende dal 90 al 70%, anche se scende di poco la protezione dalle forme severe di malattia”.

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