Cultura

Certosa di Trisulti riapre al pubblico a ingresso gratuito. La storia e i luoghi

Riapre al pubblico la Certosa di Trisulti, secolare complesso monastico a Collepardo, in provincia di Frosinone. Un nuovo percorso di visita a ingresso gratuito che permetterà al pubblico tutti i giorni di scoprire la storia e le bellezze degli edifici che compongono il complesso tra cui alcuni angoli inediti del perimetro monasteriale.

Sabato, domenica e nei giorni festivi, si potrà inoltre, previa prenotazione, prendere parte a interessanti visite guidate gratuite. Nuove aree della Certosa apriranno al pubblico non appena saranno ultimati i lavori avviati in alcuni settori del complesso dalla Direzione Regionale Musei Lazio. Con la riapertura del sito, nei giorni festivi, riprenderanno anche le funzioni religiose nella Chiesa di San Bartolomeo, restituendo un luogo di culto tanto amato dal territorio e dalla comunità locale.

La storia della Certosa di Trisulti a partire dai primi anni del 1200

La storia della Certosa di Trisulti prende il via nei primi anni del 1200, quando Papa Innocenzo III assegnò ai Certosini la primitiva abbazia benedettina, a poca distanza dall’attuale complesso, fondata da san Domenico di Sora poco prima dell’anno Mille. Nel 1204, venne costruita l’attuale Certosa con al centro la chiesa di San Bartolomeo consacrata nel 1211 e in cui si conserva il leone proveniente dall’originario protiro, oggi posto sulla cordonata posta di fronte al cosiddetto palazzo di Innocenzo III, nei cui ambienti medievali è oggi ospitata la Biblioteca Nazionale della Certosa.

Gli edifici e la corte

Tra gli edifici spicca la Farmacia settecentesca che testimonia come l’attività principale della Certosa, fino all’epoca moderna, fosse la produzione di medicamenti e liquori. Di fronte all’ingresso, si trova il giardino all’italiana, oggi restituito al suo originario aspetto, decorato con forme animali e in cui si conservano le erbe medicinali usate per l’attività farmaceutica dei monaci. L’interno ha mantenuto l’arredo ottocentesco, le vetrine con vasi da farmacia e gli armadi contenenti le scatole per le erbe. Nell’ingresso e nel salotto di attesa è visibile la raffinata decorazione del pittore napoletano Filippo Balbi, con i suoi trompe-l’oeil in cui sono raffigurati Benedetto Ricciardi, il monaco responsabile della farmacia intorno al 1857, ma anche preziose nature morte, animali, figure caricaturali di popolani, restituiti con vivido realismo e secondo complesse simbologie alchemiche cui alludono numerose iscrizioni con motti.

Nella grande corte, dove domina la fontana settecentesca, è visitabile la chiesa di San Bartolomeo in cui sono conservati, intorno alla navata, due preziosi cori lignei realizzati da maestri certosini, il primo della metà del Cinquecento, il secondo del 1688. Alle pareti dipinti e affreschi che rappresentano glorie dei santi tra cui quello raffigurante il martirio dei certosini a Londra, dipinto ancora dal Balbi con eleganza rubensiana e drammatico realismo intorno al 1863.

Saranno aperti per la prima volta al pubblico l’edificio monasteriale a fianco alla chiesa, il grande chiostro rettangolare e il monumentale Refettorio, mentre a breve saranno visitabili il piccolo chiostro con il cimitero dei monaci e la sala capitolare decorata con dipinti murali e altari realizzati alle fine del Settecento, restaurati grazie ai fondi del programma ArtBonus e a un finanziamento messo a disposizione dalla Regione Lazio.

Ulteriori informazioni sul sito: www.polomusealelazio.beniculturali.it

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