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Ghali, Salvini e l’autogol

Ghali contesta l’esultanza di Salvini

Ghali è un rapper di successo. Matteo Salvini un politico popolare. Ghali durante un derby di calcio, quello tra Milan e Inter, dopo un gol si alza per litigare con Salvini. Sarebbe una cosa normale si si trattasse di rivalità calcistica, in realtà il rapper rimprovera Salvini di aver esultato al gol di un nero, che gioca nel Milan. Capisco il vostro sgomento, ma adesso spiegherò meglio: Ghali crea un parapiglia in tribuna nello stadio di Milano, perché ritiene che il leader della Lega, non avrebbe il diritto di esultare al gol di un giocatore dalla pelle scura, in quanto secondo il giovane cantante, Salvini è il nemico dei migranti. Siamo di fronte a un’interpretazione politica di un gol, episodio mai accaduto prima nella storia dello sport più amato dagli italiani.

L’esegesi della gioia calcistica

L’esegesi dell’esultanza, con annesso sviluppo di una tesi critica sulla contraddittorietà della gioia provata per un gol di un calciatore migrante per esigenze professionali. Quindi sulla base della tesi di Ghali, Salvini potrebbe esultare solo ai gol dei calciatori bianchi. Un vincolo di tifo con divieto d’esultanza per motivi razziali.

Il dibattito politico nel contesto calcistico

Ghali sposta il dibattito politico su una questione di coerenza calcistica, rispetto alle prese di posizione di Salvini. Accade di tutto in Italia, anche questo, il fatto in se ha le sue ragioni nelle pieghe delle  riflessioni politiche, aspre come queste, ma è il contesto che stupisce, quello calcistico, dove solitamente la contesa è chiara e priva di fronzoli ideologici. Mentre in questo caso Ghali contesta le idee di Salvini, o presunte tali, attaccandolo sulla sua empatia nei confronti di chi, un uomo di colore, gli ha procurato la gioia calcistica.

Era solo un autogol…

Ma come in un film demenziale, la storia si conclude con un colpo di scena, il gol non è stato segnato dal giocatore del Milan Tomori, ma dal bianchissimo olandese De Vriy dell’Inter. Un autogol, quindi è la causa del misfatto, se fosse stato più evidente, Ghali non avrebbe attaccato Salvini e oggi non saremmo qui a commentare una resa dei conti nata da un equivoco.

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