Lavoro e Formazione

Banchi a rotelle: chi li dismette e chi li manda in Congo

Banchi a rotelle. Sollecitati e invocati come se potessero rappresentare la soluzione a tutti i mali pandemici nella scuola, i banchi a rotelle, legati a doppio filo al nome della Ministra che ne ha avallato l’acquisto, ora sono guardati con scetticismo e, in alcuni casi, se ne è disposta l’immediata dismissione. Lucia Azzolina ne aveva tessuto le lodi: “Aiuteranno a mantenere le distanze di sicurezza consentendo la presenza fisica in classe e saranno decisivi per l’approdo ad una didattica innovativa”. Nel giro di pochi mesi è venuto tutto a cadere e i banchi a rotelle sono stati dismessi o regalati. Centinaia di migliaia quelli acquistati ormai oltre un anno fa ma con il passare dei mesi e il calo dei contagi è cominciato l’avvicendamento o peggio la messa in soffitta dei banchi dotati di ruote girevoli e ribaltina per scrivere e appoggiare i libri, costati più di 200 euro l’uno per una spesa complessiva a livello nazionale di 95 milioni d euro.

«I banchi a rotelle fanno parte dell’arredo scolastico e in quanto tale sono un bene dello Stato, non possiamo sbarazzarcene su due piedi». La dichiarazione è di Diego Peron, vicepreside del liceo scientifico Quadri, istituto che nel bel mezzo della pandemia ne aveva acquistati novanta, procedendo gradualmente alla loro sostituzione nel momento in cui i dati relativi ai contagi hanno cominciato a calare.

«Se si verificasse un terremoto non sarebbe possibile mettere in atto il protocollo e cioè ripararsi sotto il banco per tutta la durata della scossa», continua Peron, aggiungendo che «i banchi mobili vengono utilizzati ancora, soprattutto quando è in programma qualche incontro e servono sedute facilmente trasportabili».

Anche nelle scuole dove non si è dovuto combattere con gli spazi e con i centimetri a disposizione, le sedute girevoli non hanno avuto un grande riscontro. All’Istituto tecnico industriale Rossi le sedute anti Covid sono tutte dislocate nei laboratori e nessuna nelle aule dove si fa lezione, questo per un’altra valida ragione che esprime il vicepreside della scuola:

«Sono decisamente più scomodi di quelli tradizionali, inoltre i ragazzi non starebbero mai fermi e slitterebbero in tutte le direzioni, rischio da evitare, tanto che nelle aule sotto ogni tavolino c’è un bollone che indica la posizione in cui banco e sedia devono rimanere».

C’è anche chi si esprime favorevolmente, come i dirigenti di un liceo che ne ha acquistati oltre 200 e grazie al loro utilizzo si è riusciti e si riesce a garantire il distanziamento sociale. L’aspetto da rimarcare è che in questo istituto i banchi a rotelle fossero presenti ben prima del coronavirus.

«Li avevamo battezzati i “banchi del desiderio”, in tempi non sospetti ne avevamo acquistati 26 attraverso un fondo Pon per creare un ambiente didattico innovativo – spiega la dirigente della scuola – quando è scoppiata la pandemia non abbiano esitato a ordinarli. Ci consentono di mantenere le distanze nelle classi».

Tra chi li dismette e li porta in discarica, chi li utilizza solo per ambienti laboratoriali e chi continua a professarne l’utilità, c’è anche chi ha scelto di donare a questi banchi una nuova vita. Molti di essi verranno destinati a delle scuole del Congo. Andranno in beneficenza e verranno utilizzati nelle scuole africane. Questo il provvedimento preso da un buon numero di istituti nella provincia di Padova, che hanno individuato una soluzione virtuosa per i banchi a rotelle che rappresentano, volente o nolente, lo sforzo economico di un Paese che tenta di dare risposta al mondo della scuola e alle sue necessità.

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