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Fassina (Leu): “Senza proroga del blocco dei licenziamenti conseguenze sociali pesantissime”

Stefano Fassina, deputato di Leu, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sulla mancata proroga del blocco dei licenziamenti. “Rischiamo conseguenze sociali pesantissime, in un quadro in cui milioni di persone hanno già perso il lavoro nell’ultimo anno –ha affermato Fassina-. I dati Istat evidenziano che ci sono più di 5 milioni di individui in povertà assoluta. Attenzione, perché da una parte Draghi vuole prolungare lo stato di emergenza, dall’altra si vogliono sbloccare i licenziamenti. Ricordiamo che i lavoratori bloccati nelle imprese che non avrebbero lavoro sono a carico della collettività, quindi noi rischiamo di amplificare un’ondata di licenziamenti che non ha solo ragioni oggettive. L’offensiva di Confindustria ha l’obiettivo di sostituire lavoratori 50enni più costosi con lavoratori più giovani meno costosi ed è uno scambio inaccettabile, perché noi dobbiamo allargare la torta non fare una sostituzione. La mediazione che aveva trovato Orlando secondo noi era equilibrata, purtroppo Draghi ha ascoltato troppo Confindustria e si è tornata indietro, ma così avremo una stagione di conflitto sociale pericolosa. Draghi è sicuramente competente, ma la competenza non è neutra, sta dentro una visione e dentro una vicinanza con determinati interessi, non è che se uno è competente vuol dire che faccia gli interessi generali. Col covid doveva cambiare tutto, ma sta cambiando in peggio. Vedo un’offensiva contro il lavoro che ci riporta indietro di un secolo. La sinistra, che è nata per rappresentare il lavoro e la parte più debole del lavoro, in questi anni ha assunto la visione liberista per cui non vi è più differenza tra interesse del capitale ed interesse del lavoro, questo ha portato al peggioramento delle condizioni dei lavoratori e di conseguenza l’allontanamento dei lavoratori dalla sinistra. E’ una cosa controproducente anche per le imprese, quando tu colpisci il lavoro così tanto poi colpisci anche la domanda interna”.