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Influencer (D. Villani): “C’è competitività. E’ importante l’authority”

Influencer: chi sono? Perché molti giovani ambiscono alla professione? Ne abbiamo parlato a Tutto in Famiglia con la professoressa Daniela Villani, docente di Psicologia della Personalità, della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “L’influencer è un personaggio popolare, alle volte nella realtà, ed è il caso di calciatori, musicisti, imprenditori; altre volte soltanto in rete. Il web e i social network hanno dato la possibilità, a costoro, di rendere il profilo appetibile per promuovere determinati brand – ha spiegato Villani, su Radio Cusano Campus, a Tutto in Famiglia – quella di influencer, come professione, è un’opportunità e un rischio per i giovani. Al momento c’è molta competitività. E’ difficile fare in modo che l’attività possa trasformarsi in un lavoro redditizio.”

I livelli di popolarità sono vari

Influencer: non tutti sono conosciuti allo stesso modo. “Possiamo identificare vali livelli di notorietà: micro, macro, celebrities, ma per mantenere il successo è importante che ci sia credibilità popolare, la cosiddetta authority – ha sottolineato Daniela Villani – ne va della reputazione del personaggio. Il personal branding, cioè le competenze, i valori, del personaggio, dovrò identificarli e poi raccontarli. Tra gli influencer e i followers verrà a crearsi una relazione di fiducia che non potrà essere tradita. Non solo, l’influencer, dopo aver conquistato la fiducia dei suoi seguaci, potrà orientarne comportamenti, scelte e consumi: diventa un potentissimo strumento di potere. “

La pubblicità occulta e diseducativa, di alcuni influencer famosi

I messaggi pubblicitari, che un influencer divulga, non sempre sono a norma di legge e non sempre rispettano precisi accordi contrattuali. “L’Antitrust dice che alcuni influencer molto affermati, come Cecilia Rodriguez, Stefano Sala, Stefano De Martino, sponsorizzano prodotti in maniera occulta – ha detto l’avvocato Carmine Laurenzano – costoro sono liberi di fare promozione come vogliono, e concludere contratti come meglio credono, il problema è che divulgano messaggi che fanno non bene: un conto è promuovere le sigarette, altra storia e parlare di trucchi!”

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