Attualità

Fake news (E. Ferri): “Ci crede chi non ha una solida cultura di base”

Fake news: i social network ne alimentano la diffusione favorendo la circolazione, da un continente all’altro in pochi minuti, ma non sono l’unico problema. Le calunnie sono sempre esistite, oggi possono compromettere decisioni e opinioni su cose e persone, e hanno un valore economico importante. Cui prodest? Perché anche le persone laureate, preparate, non sono in grado di discernere il vero dal falso? Ne parleremo a Mattina con noi, su Cusano Italia TV (canale 264 del DTT), martedì 8 giugno dalle 11 alle 12.

Il giornalista dovrebbe essere un filtro

“Le fake news sono notizie che possono essere divulgate in poche ore, attraversano lo spazio con estrema facilità – ha affermato Enrico Ferri, docente di Filosofia del Diritto dell’Università Niccolò Cusano – il giornalista dovrebbe essere un primo filtro, non dovrebbe divulgare un prodotto avariato che il cittadino non riesce a riconoscere come tale, ma così non è. Quelli che credono alle fake news non hanno filtri, né una cultura di base solida tale da permettergli di riconoscere che alcune notizie potrebbero non essere vere. La storia dell’umanità, da cinquecento anni a questa parte, ha dimostrato che la terra è sferica, se queste persone continuano a non credere alle innumerevoli dimostrazioni scientifiche il motivo è l’assoluta ignoranza.”

L’analfabetismo funzionale

Fake news: gli attori in campo, responsabili della diffusione di notizie tendenziose e faziose sono tanti. Dai mezzi di comunicazione, ai giornalisti, a personalità di potere, si tratta di messaggi che possono essere diffusi da chiunque, anche da personalità affermate dello scenario politico. “Umberto Eco disse che Facebook aveva dato diritto di parola a milioni di imbecilli, ma quella battuta andrebbe modificata: Facebook ha creato milioni di imbecilli – ha spiegato Giuseppe Cricenti, magistrato, Consigliere della Corte di Cassazione, autore del libro Non è vero ma ci credo – le persone autorevoli pubblicano contenuti falsi per i loro scopi. Il vero problema è il laureato che non è in grado di discernere il vero dal falso, quindi l’analfabetismo funzionale diffuso. L’analfabeta funzionale non è capace di comprendere, valutare e usare le informazioni che apprende. L’aspetto più preoccupante è che si tratta di persone che hanno studiato, e che non sono in grado di dubitare e risalire alle fonti di conoscenza.”