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Infertilità (E. Perna): “Sono mamma pma, e mi piace urlarlo al mondo”

Enza Perna, sui social potete trovarla col nome @cominciamo123, incinta alla ventiduesima settimana grazie alla procreazione assistita, leader nella comunicazione virtuale sull’infertilità, è intervenuta a Tutto in Famiglia, su Radio Cusano Campus: “Sono blogger, per alcuni influencer, ma il mio obiettivo è di accendere un fato sul tema dell’infertilità. Continuerò a parlarne anche dopo la nascita – ha affermato Perna – tante coppie fanno la pma e la rinnegano. Dopo la nascita dei figli hanno problemi a riconoscere di aver avuto un figlio in provetta, io non ho problemi, nonostante sia agofobica. Fare iniezioni più volte al giorno è brutto, ma è un percorso a cui sono molto legata, continuerò a parlarne.”

Il 15% delle coppie in Italia ha problemi di infertilità

Infertilità: l’età delle coppie pronte a diventare genitori si è molto allungata, si aggira intorno ai 30/35 anni, forse anche di più, per questo i problemi sono aumentati, per tutti. “In Italia il 15% delle coppie ha problemi ad avere figli. Condividere la sconfitta non è semplice – ha aggiunto Enza Perna – l’idea di condividere l’esperienza con chi ci è passato mi ha dato forza, per questo in occasione della festa della mamma abbiamo voluto lanciare un video social dedicato alle mamme che vorrebbero, ma non possono.”

#mammainpma per condividere storie in rete, e allargare la community

Infertilità: gli esperti ritengono si debba cominciare un percorso conoscitivo in giovane età, a partire dai 18 anni. Di fatto, tutti lasciano perdere per poi ritrovarsi rischiare di non diventare genitori. “In alcuni momenti ho avuto paura di perdere tutto, di poter abortire, e di dover ricominciare daccapo. Mio marito mi ha spronato a raccontare questa storia e oggi arriviamo ai followers che vedete. #mammainpma è un hastag che ho utilizzato per prima, in rete. Vorrei dare modo anche ad altre ragazze di parlarne – si è congedata Enza Perna – da quando abbiamo aperto la community, di tempo ne è passato, molte scrivono in privato perché si vergognano. Non solo è attivo anche un supporto Telegram che raggruppa persone per città e centri: c’è timore a raccontarsi e uscire allo scoperto.”

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