Spettacolo

“Locked Down”, la quarantena di coppia secondo Doug Liman

Paxton e Linda sono una coppia che, alla vigilia della rottura, si ritrova intrappolata nella propria abitazione londinese a causa della repentina entrata in vigore del lockdown. Mentre lui, per via di un guaio con la giustizia che ancora lo perseguita, è costretto a fare l’autotrasportatore, lei è una promettente manager assalita dai sensi di colpa. La loro relazione è al capolinea ma la fiamma sembra pronta a riaccendersi quando la profonda crisi esistenziale che stanno attraversando, li spinge dritti dritti verso il crimine. Linda deve occuparsi per conto della sua compagnia del trasferimento di un prezioso diamante dal grande magazzino di Harrods (che per la prima volta apre i suoi sotterranei a una troupe) all’areoporto, uno scherzo del destino vuole che sia proprio Paxton sotto falso nome e pagato in nero ad effettuare il trasporto. Il colpo del secolo può salvare il loro matrimonio? 

Una commedia romantica ma anche un action, questo è Locked Down di Doug Liman che combina la rapina più audace al dramma relazionale, condendo il tutto con i simpatici siparietti e gli imprevisti tipici dell’era pandemica, tra smartworking, supermercati presi d’assalto, videochiamate su zoom, insonnia e pane fatto in casa. Due interpreti d’eccezione, Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor, una grande alchimia e un prezioso corollario di guest star tra cui Ben Stiller nel ruolo del capo-squalo di Linda. Annunciato a settembre 2020 in piena pandemia, scritto in novanta giorni e girato in soli diciotto, oltre ad essere la disavventura cinematografica di una coppia benestante che si vede confinata in una casa spaziosa, centrale, con il giardino e due camere da letto – situazione nel disagio tutto sommato ideale e che, anzi, molti invidierebbero – è anche un documento sulle nostre vite al tempo del covid. Le restrizioni adottate dal governo britannico nella lotta al virus sono un’inconveniente che coglie i due protagonisti proprio in una fase cruciale della loro relazione decennale, il divorzio. Quando si conobbero lei era una ragazza per bene con la testa a posto, lui un tipo un po’ “selvaggio”, un motociclista con la bandana. Furono le differenze ad unirli, quelle stesse differenze che oggi si sono appianate e hanno contribuito alla perdita di passione e interesse, scemata soprattutto in Linda prima azionista di questa rottura. Riuniti dal caso sotto lo stesso tetto per altre due lunghe settimane, arriveranno alla conclusione di volere a tutti i costi una svolta. Ma raggiungere l’obbiettivo potrebbe intrecciare di nuovo le loro esistenze.

I film figli della pandemia sembrano ormai costituire un genere a sé stante: ambientazioni minimali, cast spoglio, grande verbosità dei personaggi – monologhi/riflessioni a voce alta e dialoghi ingarbugliati che sono come fiumi in piena – un bivio dove osare è d’obbligo e una durata non indifferente. In questo caso il film che meglio si presta al confronto è, ovviamente, Malcolm e Marie. Tematiche e gestazione molto simili, anche il film Netflix ruota attorno a una coppia in crisi, seppure il percorso sia inverso. Si parte da una situazione di apparente distensione per arrivare al deflagrare del conflitto, in Locked Down, invece, è la rottura che porta verso il ricongiungimento. Ma entrambi, infondo, si pongono la stessa domanda: davvero ne usciremo migliori? Ciò che è certo è che la crisi esistenziale può essere ormai considerata alla stregua di un vero sintomo.