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Engage, la band emergente del panorama musicale italiano

ENGAGE o, per dirla tutta, E.N.G.age – l’acronimo auspica al sogno di celebrare una nuova era, quella della Gloria della Natura e della sua Energia – è la giovane band italiana che racconta storie di vita vissuta esibendosi nelle piazze del Sud e nei locali dell’underground romano. Li conoscete?

Una musica di opinione, un impegno sociale, un progetto filosofico musicale nato nel 2011 e che sta riscuotendo già un notevole successo. Pochi giorni fa, l’uscita del singolo “Anima Calabra”. Abbiamo intervistato per voi Gennaro Caggiano, cantautore e chitarrista della band.


a cura di Michela Crisci


Engage: intervista al cantautore Gennaro Caggiano

Contaminazione e integrazione. Il loro genere? Rock Poetry, ovvero un cantautorato che si ascolta e, soprattutto, si balla!

I componenti della band sono: Andrea Santosuosso (basso), Simone Mozzato (batteria), Simone Oddo (chitarra), Marika Mirra (voce corista) e Gennaro Caggiano (chitarrista/pianista e cantautore). Gennaro è anche uno studente di Giurisprudenza presso l’Università Niccolò Cusano.

Ciao Gennaro, come è nata la band Engage? E che genere di musica fate?

La band è nata nel 2011 un po’ per scherzo. Ero alle prime armi nello studio della chitarra (evento rivoluzionario nella mia vita) e sin da subito avvertii l’esigenza di volere di più, sia dallo strumento che dal concetto stesso di musica. Iniziai così a “reclutare” i membri della band cercando tra le mie amicizie del tempo e spargendo un po’ la voce, riuscii ad ottenere una formazione degna di qualsiasi band underground che si rispetti. Gli Engage erano pronti per crescere insieme e partire!

Riassumere il nostro genere musicale, risulta un compito abbastanza arduo per noi. La nostra passione è la contaminazione, l’integrazione e la somma di elementi tra i più variegati per ottenere un unico, inaspettato risultato. Tralasciando inutili filosofie musicale, alla luce di quanto detto, ci piace definire il nostro genere come Rock Poetry. Il nostro vorrebbe essere un genere musicale che mira ad un profondità e bellezza dei testi molto “cantautorale”, cercando di non rendere le parole un semplice pretesto per poter suonare ma parte integrante del contesto della canzone.
Quando si parla di cantautorato, però (almeno in Italia), si è soliti pensare ad un genere musicale prettamente da ascolto. Qui entra in gioco l’altra parte del nome di questo genere, rock. Il nostro cantautorato vorremmo che sia, sì da ascolto, ma anche un incentivo a saltare, a divertirsi, scrollandosi di dosso i propri problemi.
Ecco, la nostra musica punta a ballare sui problemi.

Quanto è stato importante per te scegliere una università telematica per conciliare studio e passione per la musica?

Scegliere un’università telematica è stato di importanza capitale, in quanto in qualsiasi posto mi trovi per motivazioni lavorative, mi basta collegarmi al portale dell’Università ed è come se fossi in aula. Prima di iscrivermi e prim’ancora di essere venuto a conoscenza di questa università, frequentavo un altro ateneo in modalità “standard” e questo mi ha portato, conseguentemente, a dover lasciare, mio grosso malincuore, gli studi, in quanto inconciliabili con le varie dinamiche lavorative in cui mi trovavo.

C’è stato un momento preciso in cui hai/avete realizzato che la musica sarebbe stata importante e che sarebbe andata oltre al concetto di “hobby”?

Un momento specifico non c’è mai stato, perché in qualche modo ho sempre saputo che la musica è una parte importantissima ed assolutamente fondamentale di me. Mi permetto di far mia una frase di Nietzsche, dicendo che senza la musica, la mia vita sarebbe un errore… un errore madornale aggiungerei!

Dalla scena musicale romana alla collaborazione con Massimo Di Cataldo per il singolo This Cold Cold Blue. Ci raccontate qualche aneddoto in merito?

Come dimenticare la prima, vera e grande soddisfazione lavorativa della vita di questa band! Un aneddoto da raccontare in merito…  sicuramente il nostro ingresso nello studio di registrazione di Di Cataldo, la DicaMusica. Essendo tutti noi della band originari di piccoli paesini nella provincia di Avellino (eccetto il batterista che è di Latina) e quindi abituati a situazioni ed a luoghi di lavoro musicali molto “arrangiati”, molto homemade, trovarci in degli studi di registrazione di prim’ordine, strabordanti di strumentazione spettacolare… come dire, fu come essere dei bambini nel più grande negozio di giocattoli del mondo!
C’era un’ansia palpabile da parte di tutti noi della band, all’epoca davvero piccini, e qui entrò in gioco Massimo Di Cataldo, tranquillizzandoci con la sua simpatia e gentilezza, dicendoci una frase che credo rimarrà per sempre ben impressa nelle nostre menti e qui cito perché mi è rimasta indelebilmente impressa: “Quando si è tra musicisti, non esistono artisti più grandi di altri, si è tutti colleghi”. Beh, che dire, questa frase ci diede una carica talmente grande che in metà giornata portammo a termine le registrazioni!

In occasione del Festival di Sanremo Rock sul prestigioso palco del Teatro Ariston, avete ottenuto il premio come “Miglior Produzione Musicale Italiana”. Cosa ha significato per voi questo traguardo?

Oltre all’immensa dose di emozione e soddisfazione che questo premio ci ha portati, ci siamo sentiti anche molto orgogliosi.
Questo orgoglio è derivato dal fatto che, nonostante avessimo preso parte a questo concorso senza alcuna etichetta discografica alle spalle o produttore alcuno se non noi stessi, siamo riusciti ad ottenere un riconoscimento che premiava la costruzione del brano ed il suo arrangiamento.
Questo ci ha dimostrato che essere musicisti è un qualcosa che prescinde dallo status di avere una casa discografica, quasi come se non si fosse artisti in assenza di questa. Ma noi Engage abbiamo dimostrato il contrario!
Ad ogni modo, per chi fosse interessato, il brano che ci ha permesso di vincere questo premio di chiama “Dottoressa Parliamone” ed è disponibili su Spotify e su tutti gli store digitali, insieme con il nostro primo Ep, “Pelle”, uscito quasi esattamente un anno fa.

Anima Calabra,invece, è il vostro nuovo singolo (uscito il 14 febbraio). Qual è il motore di questo inno ai sentimenti?

Volendo fuggire da ogni banalità, direi che il motore di questo inno ai sentimenti, sono i sentimenti stessi.

Anima Calabra rappresenta e vuol raccontare proprio questo, ovvero i sentimenti per i sentimenti; vivere seguendo le meccaniche sconosciute del cuore, ragionare d’un istinto emotivo ormai quasi andato a scemare nelle generazioni giovanili, affamate anche d’un briciolo d’emotività che non sia “liquida”, effimera, che non miri alla distanza.
Siamo la generazione del “qui ed ora” e non abbiamo più nessuna intenzione (poiché oramai disillusi) di puntare al “per sempre”. Tutto va consumato in fretta, perché un attimo dopo, anche la novità più assoluta risulta obsoleta, datata.
Questo brano vuol frapporsi proprio a questa concezione, ahimè, sempre più frequente tra i giovani.
Questo brano canta e decanta un lasciarsi andare alle più varie tempeste emotive, divenirne prima succubi per poi imparare a domarle e potersi sedere comodamente nell’occhio del ciclone. Anima Calabra può anche essere vista come una “semplice” canzone d’amore; un amore che io ho cercato tanto ed in ogni luogo con la stessa fame del naufrago, con la stessa sete di chi è disperso nel deserto, con la stessa enfasi d’un bambino che cerca una carezza e la stessa determinazione di chi vive per un’idea.
Cercando, certo, si può incappare in errori, si può sbagliare, anzi, a volte l’errore va assunto come doveroso ma non bisogna mai abbattersi. Questo l’ho capito proprio tramite l’esperienza che mi ha dato il “La” per scrivere questo brano. Ho immaginato amore, lì dove c’era un gran nulla.
L’amore non s’immagina ma va vissuto, anzi, direi che amore è definizione di vita e questo l’ho capito tempo dopo aver scritto questa canzone, proprio tra le mura di questa Università, la Cusano.

Cosa vi aspetta per il futuro?

Progetti e le ambizioni per il futuro? Seguiteci e lo scoprirete!

In bocca al lupo, ragazzi!