Esteri

Cina e nuove censure. Da Winnie the Pooh ai libri di testo

Il caso di Winnie the Pooh

Non è una novità che in Cina, molte cose siano censurate e/o bandite. È già successo nel 2018 con un caso particolare. Quello che tutto il mondo infatti considera come un tenero e adorabile orsetto a Pechino, Winnie The Pooh, è da tempo un pericoloso sovversivo. L’orsacchiotto della Disney, è stato bandito nel 2018, senza alcuna spiegazione ufficiale. Una fonte citata da Hollywood Reporter ha sostenuto che il problema sia la figura dell’orso protagonista dei libri, contro cui già in passato il governo aveva preso provvedimenti: l’immagine di Winnie Pooh, infatti, viene usata da tempo per prendere in giro il presidente cinese Xi Jinping.

 

Ripartenza dalla pandemia

Ora, con la riapertura delle scuole, nel tentativo di mettersi alle spalle la pandemia, il Governo di Pechino vuole intensificare l’educazione «patriottica» dei giovani studenti cinesi, e ha fatto emanare nuove direttive per la rimozione, dalle biblioteche scolastiche, volumi sgraditi. Una ripartenza, da una situazione in bilico, che passa quindi da una censura dei libri.

Secondo un’inchiesta di Reuters, sugli archivi di diverse biblioteche scolastiche del Paese e su richieste di interviste a centinaia di professori cinesi, Pechino non ha indicato esplicitamente i titoli dei libri da far rimuovere, ma si è limitata a indicare i criteri che ispireranno i singoli dirigenti scolastici nella loro opera di rimozione all’interno dei propri istituti.

Cosa è vietato nelle biblioteche Cinesi? Quali libri?

Vietati libri che «danneggiano l’unità della nazione; che mettono in pericolo l’ordine sociale; che diffamano il Partito comunista o i leader della nazione», che «non sono in linea con i valori socialisti» o che «promuovono dottrine religiose».

Sempre la stessa inchiesta, ha fatto notare come gli insegnanti hanno rimosso libri dalle biblioteche scolastiche, già in 30 delle 33 province cinesi. Molti docenti hanno sostituito le opere con testi consigliati, in una circolare di 422 pagine, dal Ministero dell’Educazione: tra le altre, il Manifesto comunista scritto da Xi Jinping e le poesie di Mao Zedong.

Secondo alcuni analisti, si tratta della prima campagna di censura che ha come obiettivo le biblioteche del Paese. Questo fenomeno non si vedeva dai tempi della Rivoluzione culturale di Mao Tze Tung negli anni 60.