Politica

Mario Draghi ed il suo “Whatever it takes”: garanzia per salvare l’Italia?

È passato alla storia come il discorso del “Whatever it takes”. Correva il 26 luglio 2012 e Mario Draghi ai tempi era a capo della Banca Centrale Europea e salvava l’euro con tre semplici parole. Ad ogni costo la BCE avrebbe difeso l’euro, perché l’euro, secondo Draghi, europeista convinto, era una conquista irrinunciabile per il progetto europeo.

Nel marzo 2020 di fronte allo scoppio della pandemia Draghi fa un’altra affermazione destinata a rivoluzionare il dibattito pubblico europeo: “Lo shock che ci troviamo ad affrontare non è ciclico. La perdita di reddito non è colpa di chi la soffre. Il costo dell’esitazione potrebbe essere invece, irreversibile. La memoria delle sofferenze degli Europei negli anni 20 sono un ammonimento.

La dottrina Draghi in tempi di covid si distanzia dall’austerità e apre le porte all’idea di un debito necessario e auspicabilmente sostenibile. Questo è il biglietto da visita dell’uomo che la presidenza della Repubblica vorrebbe mettere a capo del progetto di partenza dell’Italia alle prese con il Recovery Plan.

Come Mario Monti nel 2011, oggi Draghi viene chiamato, nella veste di tecnico e conciliatore, a prendere le redini di un paese politicamente instabile e nel pieno di un durissimo shock economico. Il Whatever it takes è una frase molto rappresentativa dello Spirito e della mentalità dell’economista italiano, e per questa ragione è stata ripresa da più parti proprio nelle ore successive all’annuncio del Presidente della Repubblica.

Il capo dello Stato ora ha scelto al posto del governo. Quindi, ad oggi, una sola cosa è certa. L’Italia ne esce più divisa che mai. E, con un Recovery Plan ancora in bilico.