Spettacolo

“Il concorso” di Philippa Lowthorpe, quella volta che Miss Mondo cambiò le sorti del femminismo

Nel 1970, a Londra, il leggendario attore e comico Bob Hope presenta il concorso di Miss Mondo, all’epoca il programma televisivo più seguito con oltre cento milioni di spettatori. Il neonato Movimento di Liberazione delle Donne irromperà sul palcoscenico interrompendo la diretta in mondovisione, la moralità dello show è sotto accusa. Quella storica edizione però fu teatro anche di un’altra straordinaria prima volta, a conquistare il titolo è Miss Grenada, una donna nera. In una manciata di ore il mondo assiste al primo grande atto plateale di rivolta nei confronti del patriarcato e al sovvertimento dell’ideale occidentale di bellezza femminile. 

A raccontare ancora questa storia è Philippa Lowthorpe nel suo nuovo film Il concorso. Sally (Keira Knightley) è una madre single decisa a frequentare, con tutte le problematiche del caso, la facoltà di storia dell’Università di Londra. Alla prima riunione del Movimento conosce Jo e le sue compagne attiviste. Entrambe sognano di abbattere le coercitive pareti del dovere domestico, ma con approcci differenti. Incarnano la storica tensione tra impegno pacifico e azione diretta, Sally vuole un cambiamento nello status quo ma immagina un mutamento interno attraverso la sua attività accademica, entrare a far parte dell’establishment invece di sovvertirlo come vuole Jo, anarchica, impulsiva quanto inefficace e disorganizzata. Sempre più spesso messa da parte per il suo essere donna e inorridita dell’influenza sulla sua bambina di uno spot televisivo di Miss Mondo, decide di aderire al gruppo di militanza che progetta di manifestare contro la kermesse. In un intervista rilasciata alla BBC, la posizione dei dimostranti è chiara: se il valore di un uomo non viene giudicato in base al suo aspetto, per quale motivo dovrebbe esserlo quello di una donna? Mentre gli organizzatori del concorso, stretti tra più fuochi, ammettono all’ultimo minuto una partecipante nera per il Sudafrica sotto l’apartheid, le attiviste organizzano la loro incursione nel teatro per bloccare platealmente la diretta tv e assicurare alla causa l’enorme visibilità che merita. La protesta esplode con Bob Hope sul palco – nel film incallito donnaiolo ma al contempo legato a filo doppio alla moglie – nel pieno di un monologo sessista, tra striscioni, bombe farina e pistole ad acqua. Arrestate le femministe lo spettacolo continua, e accade l’impensabile. Alla fine della serata il mondo ha la sua prima miss mondo nera.

In un improvviso faccia a faccia tra Sally e la vincitrice emergono le due prospettive opposte alla base di Il concorso, istantanea degli anni della lotta per i diritti civili, degli omosessuali e delle donne. Per le concorrenti, di estrazione per lo più modesta, la competizione rappresenta una preziosa occasione per ampliare le proprie prospettive – soprattutto se di colore – anche se sono costrette ad esibire il proprio corpo nel parteciparvi. Le attiviste al contrario lottano contro questo penoso convincimento che il principale valore di una donna consista nel piacere degli uomini, non combattendo di fatto le partecipanti ma un’idea. Certo sarebbe facile mostrare le femministe come eroine e le aspiranti Miss belle svampite, ma il film di Philippa Lowthorpe non cede alle semplificazioni, forse anche grazie a un genuino sguardo femminile.

Un film che non si schiera, ma celebra le donne e i modi diversi con cui affrontano un mondo dominato da uomini. Quell’atto dimostrativo nel teatro londinese, ad opera del nuovo Movimento, ebbe enormi ripercussioni. L’invasione della Royal Albert Hall da parte di cinquanta donne arrabbiate fu strumentale nel far conoscere al mondo la causa, smuovere le coscienze nei confronti della degradante mercificazione ad opera dell’evento. Una storia, attuale oggi come ieri, che trova ancor più ragion d’essere con la discesa in campo del Moviemnto MeToo. Prodotto e distribuito da Pathé, sempre attento a temi quali discriminazioni e sessismo, artefice di successi politicamente impegnati come Selma e Suffragette, è un elogio alla sorellanza ma anche un’attenta esplorazione del significato di bellezza.