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Socialità online (M. Zizza): “E’ inaffidabile, quanto quella dal vivo”

Socialità online: vi è mai capitato di cercare umanità in qualche app? Ce ne sono tante, ognuna ha un’identità e un obiettivo diverso, e il rischio di cedere alla tentazione di allargare la propria cerchia di relazioni tramite il digitale è diffuso, a tutti i livelli e tutte le età.

E’ imprescindibile la mediazione della rete per conoscere persone

La contemporaneità porta a dover rinnovare il gruppo di amici, a cambiare gli affetti. Un amore non è più per sempre, figuriamoci un amico. Il problema esisteva già prima del Covid, successivamente “il lockdown ha ampliato gli squilibri sociali accentuando la necessità di cercare persone in rete – ha fatto notare Michele Zizza a Tutto in Famiglia, su Radio Cusano Campus – incontrarsi in rete è imprescindibile, ormai. In passato c’erano le agenzie matrimoniali, gli speed-date per conoscersi, o la cara vecchia discoteca, luogo dove si andava ad ascoltare musica e conoscere persone.”

Conoscenze del vivo e conoscenze online

Socialità online: i rischi delle conoscenze virtuali sono maggiori di quelli reali, ma non troppo. Se una relazione è problematica può essere tale sia che l’incontro sia avvenuto online, sia che sia avvenuto dal vivo. “La conoscenza dal vivo crea empatia, sicurezza, a sensazione capiamo se la persona che stiamo conoscendo ci piace o no, se dice la verità o se sta mentendo, se è affidabile o meno – ha aggiunto Zizza – ma in passato anche la conoscenza dal vivo ha riservato spiacevoli soprese: quante persone si sono rivelate inaffidabili?”

Vita reale sincronizzata con quella virtuale

Sono i dispositivi digitali ad aver accentuato il fenomeno, ne abbiamo almeno due a testa. “Nell’interazione con persone intorno a noi, siamo distratti da piccoli microcosmi, dimentichiamo di approfondire le relazioni reali, a favore di quelle virtuali – ha spiegato Michele Zizza – la quotidianità è sincronizzata con le piattaforme virtuali, tutte. Il nostro bioritmo è affine al nostro device, l’errore è non staccare. Tutti abbiamo bisogno di interrompere ciclicità corrosive. Nei momenti di meditazione, nei percorsi terapeutici di digital detox, ci fanno abbandonare tutto ciò che è elettrico, il che sta a significare che ad un certo punto si deve staccare con la tecnologia, per riprendere contatto con se stessi. Staccare ci permette di rientrare nei gruppi più carichi, migliorati, rinnovati: è benefico per noi e per chi ci sta attorno.”

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