Attualità

Pizza (A. Pace): “Marito e moglie sbarcavano il lunario nei bassi di Napoli”

Pizza Day: mancano poche ore alla giornata dedicata al cibo della felicità. Domenica 17 gennaio, AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana) realtà che da 35 anni promuove e divulga la cultura della vera pizza napoletana nel mondo, festeggerà sant’Antuono, patrono dei pizzaioli napoletani con una maratona in streaming della durata di 24 ore. L’iniziativa si chiama Vera Pizza Day. Ne abbiamo parlato a Tutto in Famiglia, con Antonio Pace, presidente dell’AVPN. “La pizza fa bene all’umore e alla salute – ha detto Antonio Pace – gli articoli diffusi emergono da studi fatti da scienziati, professionisti. Trovarsi per mangiare una pizza napoletana significa trovarsi per un momento socialità, di incontro. La pizza è per i napoletano una filosofia di vita, non soltanto un prodotto gastronomico. In passato marito e moglie sbarcavano il lunario nei bassi vendendo pizze.”

Pizza napoletana verace e imitazioni varie 

Come tutti i prodotti ben riusciti, anche la pizza napoletana vanta innumerevoli imitazioni. “Facciamo una differenza tra la pizza verace e l’imitazione della pizza napoletana, come quella sottile, troppo croccante – ha detto il presidente Pace – si dice andiamo a farci una pizza, perché si collabora col pizzaiolo. La pizza napoletana è nata intorno a molte storie, è un prodotto che ha resistito tanti anni. E’ il pasto utile, ideale, in una sana dieta mediterranea.”

Pizza, i nomi nel tempo

Pizza: i nomi e il companatico sono cambiati nel tempo. “Negli anni ’60 non si diceva pizza marinara, ma pizza olio, mozzarella e pomodoro. Il nome pizza-marinara risale agli anni ’60 – si è congedato Antonio Pace – anni fa le famiglie di pizzaioli erano imparentate, si conoscevano, erano circa quattordici. Loro si incontravano per festeggiare Sant’Antuono, accendere il falò, e per questo ho pensato di rifesteggiare Sant’Antuono in un altro modo. La festa ci permetterà di girare il mondo, per l’occasione presenteremo una chicca che non posso svelare. Ci sarà anche una lezione per i non udenti, nel loro linguaggio, e un’altra lezione unicamente in napoletano.” Dopotutto mangiare la pizza a Napoli non è come mangiarla a Roma, e mangiarla in napoletano, con un napoletano, è un’altra storia.

Ascolta l’intervista