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DAD (Dipalo): “Serve un intervento del governo comune a tutte le scuole”

DAD, didattica a distanza: il più grande fallimento della scuola pubblica italiana, e la Ministra Azzolina sarebbe colpevole di non saper assolvere al suo ruolo. Per non parlare dello Stato italiano che non avrebbe investito il necessario, né regolamentato la scuola pubblica. Chissà che non sia tutto vero, ma ragioniamo in maniera costruttiva. Come affrontare e risolvere il problema?

Il divario digitale

Il digital divide è il primo e il più importante degli ostacoli, ma è radicato nel tempo, tant’è che non pensabile risolverlo in poco. L’emergenza Covid-19 ci ha trovati impreparati e il risultato è stato quello che conosciamo. “Ritengo lo Stato debba intervenire, a livello globale, per aiutare la scuola preparandola ad affrontare l’imprevisto – ha detto Pietro Dipalo, IT manager dell’Università Niccolò Cusano e docente di informatica – lo Stato dovrebbe determinare un unico standard qualitativo, imponendo l’uso di una piattaforma unica e uguale per tutti. Ogni scuola, oggi, un diverso sistema di gestione. Si semplificherebbe tutto.”

La didattica a distanza e l’apprendimento

DAD: favorisce l’apprendimento? Secondo alcuni no, apprendere significa trovarsi nello stesso luogo e sentire la presenza e la vicinanza fisica. E quelli che hanno studiato e si sono laureati online, non sono bravi abbastanza? “La formazione a distanza non può essere l’unico strumento d’apprendimento, dev’essere supportato dalla modalità standard di studiare – ha aggiunto Dipalo, a Mattina con noi, su Cusano Italia TV – a scuola di sta con gli amici, si scherza, la didattica a distanza dev’essere complementare a quella in presenza. Il contatto umano è necessario.”

Il fattore maleducazione 

Senza dimenticare il fattore educazione: sappiamo di tanti studenti che si presentano a lezione in pigiama, o peggio in mutande, non si rendono disponibili a parlare a farsi riprendere, chiudendo microfoni e webcam, ma questo è un ulteriore problema e che si chiama maleducazione. “Chi è normalmente educato lo è anche a distanza, così come l’insegnante che sa fare bene il proprio lavoro lo sa fare sia a distanza che in presenza”, non c’è digital divide che tenga.  

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