Attualità

Federico Vespa, ne L’anima del maiale, racconta se stesso e l’Italia difficile

Federico Vespa, primogenito del celebre giornalista e scrittore, Bruno Vespa, e del magistrato Augusta Iannini, avrebbe tutto quello che serve per essere sicuro di sé e non dubitare di niente, e invece si è trovato a fare i conti con l’insicurezza, la tristezza, la depressione. Federico ha sognato la normalità tutta la vita, per poi scoprire che la normalità è un sogno, come scrive ne L’anima del maiale”, Piemme Edizioni.

L’Anima del Maiale

Il libro è un autoritratto letterario dove l’autore si racconta con lucida consapevolezza. Amante della giustizia, innamorato della mamma, ma collega del papà, racconta le deludenti contraddizioni umane, l’Italia del calcio continuamente indebitata e le contraddizioni della politica. Aldo Moro, Bettino Craxi, sono stati prima osannati dall’elettorato, ad esempio, e poi dimenticati.

Il 1978

“Fossi nato nel 1978 […] mi sarei chiesto come i ‘migliori amici’ di Moro, uniti sotto il controverso simbolo dello scudo crociato della DC, si fossero lavati le mani del suo destino scegliendo la linea dura, loro che duri non sono mai stati, loro che hanno fatto della moderazione un mantra politico e sociale, duri e puri solo in quella occasione”, scrive mentre racconta gli Anni di Piombo. Federico racconta il 1978 con l’emotività e il trasporto di quelli che hanno vissuto il biennio rosso in prima persona, eppure è nato l’anno dopo.

La solitudine, i drink e la psicoterapia

La solitudine, del conduttore radiofonico Federico Vespa, viene affrontata col bourbon, compagno di viaggio stabile e altri drink; da relazioni più o meno importanti, e da cure psicoterapiche. “Ho sempre diffidato di chi, almeno una volta nella vita, non ha fatto psicoterapia, pur invidiandolo perché evidentemente campa di certezze talmente forti da non averne sentito mai il bisogno”, scrive.

Quanti fanno psicoterapia, assumono farmaci, combattono i mostri interiori e trovano il coraggio di aprirsi? Quanti altri, invece, riescono a vivere serenamente il tempo della complessità affettiva, relazionale, professionale? E se la depressione e altre tristezze fossero diretta conseguenza degli squilibri moderni?