Spettacolo

Dr. Wesh: “Il mio superpotere è la musica e l’immaginazione”

E’ il tempo dei dottori… quelli che stanno combattendo la pandemia e quelli che hanno altri “Pazienti”, titolo del nuovo album del produttore e beatkmaker romano Dr. Wesh. L’album, titolo dopo titolo, segue il file rouge dei temi della salute mentale, che raccontano la reale depressione e i reali problemi mentali affrontati dal produttore. Nel lavoro si segnalano i featuring di Shangai Blood, Ozymandias, Akes, Anima, 94Hermanos, Heavy, Andre Faida, Garfo e Solei.
Scopriamone di più in quest’intervista.

Chi?
Dr. Wesh. Producer, regista e (nelle mie fantasie) supereroe. Il mio superpotere è la musica e l’immaginazione. Ho attraversato un passato oscuro, e parlo soprattutto a chi ha sofferto, a chi ha un tarlo dentro che lo fa essere inquieto. Fare musica mi fa essere in un altro mondo, nel quale c’è un altro tempo e un altro universo. Ho una mia realtà a Roma, un mio studio, e vengo definito un punto di riferimento per gli artisti della mia città. Nell’universo che ho creato, non ci sono artisti, ma sono “Pazienti”. E questo è il nome del mio primo album da producer.

Che cosa?
Pazienti, è un esperimento, il primo movie-album mai fatto in Italia. Ho concepito questo lavoro come se fossi il regista di una sorta di film, e ogni traccia è una colonna sonora dell’incontro che ho con i pazienti. All’interno di questo progetto si racconta il viaggio dentro questa clinica immaginaria e vengono visitate le camere e le stanze di tutti gli artisti. Ci sono moltissimi skit recitati, e c’è una trama ben precisa con un finale molto drammatico e toccante. Se sei fan dei fumetti, dei film horror o delle cose particolari e fuori dal comune, questo è un album da non perdere.

Quando?
Avevo cominciato a raccogliere le tracce già prima del lockdown. Però c’era un problema: non volevo fare il solito album da producer, perché il problema di questi album è che contano solo i nomi che inserisci come ospiti, e il producer viene relegato in secondo piano. Durante la quarantena ho avuto l’idea di fare una storia, e di suddividere l’album in stagioni, e creare per varie celle. Sono molto fissato nei dettagli, e durante l’album ho scelto le regole del disco, la sceneggiatura, lo stile, cosa era e non era permesso fare.
La regola d’oro del disco è stata una: fare tutto al momento, quando c’era session, come gli americani. Le tracce sono state scritte tutte in qualche ora mentre facevo il beat, e a livello produttivo sono ignoranti, grezze, le strofe non sono rilavorate o riscritte… sono tutte come una sorta di polaroid. Per quanto siano dei brani curati, sono stati tutti strutturati come “freestyle”, perché volevo catturare il momento e dare un’istantanea degli artisti che gravitavano a Roma, nel 2020. Se sei un fan dell’Hip-Hop, questo lo rende un lavoro di grande intrattenimento.

Dove?
Roma. L’unica vera megalopoli italiana, dove ci sono migliaia di realtà separate che non comunicano tra di loro. Attraverso i vari artisti è possibile fare un tour di Roma. Iniziando con Akes c’è una periferia grigia, piovosa, metallica, che è uno sfondo sui drammi interiori… poi si passa per Ozymandias, una posizione più centrale di Roma, ma isolata dal panorama trap odierno, in cui il regno è la cameretta nella quale si fa solo musica e si ignora il resto. Anima è il ragazzo che viene da fuori il raccordo, che gira per la Roma Nord di Tre Metri Sopra il Cielo, ed è perso inseguendo una ragazza che gli fa fare un tour nella parte della città più pulita e ordinata, ma anche apatica, che non ricambia la sua affettività. 94Hermanos e Heavy sono ragazzi di Roma Sud, si percepiscono le birre, le serate, e le piccole jam in situazioni di periferia e in luoghi disparati. Shangai Blood è Tormarancia, è la borgata, una Roma fatta di gente che si affaccia alla finestra e si chiama ancora urlando, quella gente di strada ma di cuore. Andre Faida è della Tangenziale Est, ma il suo luogo è l’asfalto, i biker, le borgate, le motociclette, e le periferie e gli ambienti che sono rimasti agli anni ’70. Garfo è la Roma delle scuole, di San Lorenzo… la Roma di chi dietro i banchi dell’aula sogna di finire la scuola per potersi dedicare ai progetti e i sogni che ha in testa. Solei è Cinecittà, una zona di Roma che di sera è allegra, vivace e solare come lei, ma che una volta che la festa finisce ti lascia a camminare da sola sotto i lampioni. E io… io sono un ragazzo che guarda il mondo attraverso la propria passione, un eroe solitario nel mistero, che non gira le strade perché è nel proprio viaggio, e che ha trovato con l’immaginazione e il sogno la forza di trasformare il mondo.

Perché?
Perché certe volte nella vita ti trovi a non vedere una via d’uscita. Certe persone vivono un passato che fanno fatica a dimenticare, e arrivi a definirti solo per una cosa che ti è successa in passato. Ci vuole poco a dirti che sei depresso, triste, sfigato, senza amici, senza amore, in carcere, lasciato, abbandonato, incompreso, che sei cattivo, sbagliato, che il treno è passato, che non puoi avere ciò che sogni… e portarti quell’etichetta addosso e scavare nel passato ogni giorno ti logora. Quando ti senti che non puoi uscirne fuori, un farmaco molto potente è scoprire la creatività, il proprio mondo, e capire che nei sogni, nella fantasia e nel perdersi nella musica, sorge una nuova energia, un’energia sconosciuta e istintiva che ti porta verso il tuo sogno e ti porta a realizzare ciò che desideravi. E ne esci. E questo è stato il mio viaggio. Il finale spiega chiaramente questo: il potere dell’immaginazione è tutto. Riesce a trasformare la rabbia in bellezza, dà voce a chi non può parlare e da forza a chi si trova indebolito. Questo è il motivo.