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Clara Tosi Pamphili, Le collezioni delle sartorie e il rapporto tra moda, arte e costume

Siete mai entrati nelle collezioni delle sartorie e nei loro archivi? Su Cusano Italia Tv (264 dtt) nell’episodio di Unicum: storie da collezione venerdì 27 novembre alle 20.30 si è parlato di moda e costume con Clara Tosi Pamphili, storica della moda e del costume e curatrice della mostra Romaison presso il Museo dell’Ara Pacis a Roma. La mostra, in corso dal 23 ottobre al 29 novembre, ha chiuso al pubblico per le restrizioni Covid ma ha continuato e continua tuttora a raccontarsi online. La città proprio come una grande maison ha aperto al pubblico i suoi luoghi storici. Le collezioni delle sartorie di costume romane – ha detto Clara Tosi Pamphili – consentono di conoscere l’aspetto non solo creativo ma anche di ricerca. «La sacra manualità» dell’artigianato italiano meriterebbe di essere raccontato di più. Del resto la stessa sindaca Raggi che ha fortemente voluto questa mostra, ha parlato di un settore, quello dell’artigianato, che va incentivato.

La necessità di uscire dall’ordinario

«La moda veste l’umanità. L’arte la mette a nudo. E la musica è un massaggio ai muscoli atrofizzati della consapevolezza collettiva. Viviamo in un’epoca di contaminazione. Un’era segnata da una certa mancanza di fiducia nel nostro futuro. Ma anche una epoca in cui la consapevolezza del presente è vivida». Così il grande critico d’arte Achille Bonito Oliva in una surreale telefonata con Harry Styles attraverso un vecchio cellulare, in uno degli episodi di GucciFest, il festival online (https://www.gucci.com/it/it/st/guccifest) con cui Alessandro Michele direttore creativo di Gucci ha lanciato la nuova collezione Ouverture of Something that Never Ended. La moda, consapevole del presente, mette in atto la contaminazione sociale e vuole essere un antidoto contro il difficile momento che il mondo sta attraversando:«Alessandro Michele ha sempre usato, la dinamica trasversale tra arte e filosofia che la moda mette in atto ed è il tipico prodotto di una formazione che mischia il costume con la moda. In questo momento storico, in cui le persone vogliono attraversare un brutto momento, è molto importante questo concetto di straordinario più che di ordinario» ha detto Clara Tosi Pamphili. «La storia tra arte e moda è iniziata tanti anni fa ma non sempre con esiti positivi perché l’arte si è sempre rifiutata di essere lo sfondo per una produzione commerciale». Abiti da vendere, non opere d’arte: il rapporto tra arte e moda, si esprime e si evolve nel tempo. A tal proposito Clara Tosi ha ricordato la celebre mostra Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations al Costume Institute del MET (Metropolitan Museum of Art di New York) nel 2012. La mostra indagava le similitudini e le differenze tra le due stiliste coinvolte in maniera differente in ambito artistico: Elsa Schiaparelli che negli anni trenta disegnava i suoi abiti con artisti del movimento Surrealista e Miuccia Prada, collezionista e attiva nell’arte contemporanea con la Fondazione Prada.

L’importanza degli archivi delle sartorie 

Romaison è un evento trasversale che tocca tutti i poli: «l’idea – ha spiegato Clara Tosi – era quella di trasferire l’immagine di Roma come una grande maison e di fare attorno a una mostra delle attività collaterali, generando altre cellule autonome, non prodotte necessariamente da noi». Si è voluto dare la giusta identità alla moda romana che nasce per creare abiti da spettacolo quando gli abiti erano per personaggi, non persone e sottolineare l’importanza degli archivi delle sartorie. Le collezioni contenute negli archivi, vanno dal 700 ai giorni nostri e al pubblico si è voluto traferire un preciso messaggio: il loro punto di forza non è solo il saper fare ma anche la ricerca scientifica e la cultura custodita, DNA di qualsiasi azienda, un patrimonio che va continuamente elaborato. Ogni azienda, infatti, ha la necessità di reinventarsi, proprio Gucci è un esempio -ha detto Clara Tosi Pamphili- e questo è possibile solo se il brand ha la fortuna di renderli accessibili non solo a se stesso ma anche ad altri studiosi (come avviene nel Victorian Albert Museum di Londra).

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