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Visco (ex ministro finanze): “Patrimoniale non è una bestemmia”

L’economista Vincenzo Visco, ex ministro finanze, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

 

Negli Usa la Warren vorrebbe una patrimoniale annuale del 2% sui patrimoni sopra ai 50 milioni di dollari, e del 3% sui patrimoni sopra al miliardo. “L’introduzione dell’imposta patrimoniale, non è una bestemmia come sembra qui in Italia. E’ un’imposta commisurata alla ricchezza del contribuente anziché al reddito o al consumo. Questa è più o meno l’imposta sulle grandi fortune che c’era in Francia ed ha avuto una sorte travagliata, finchè Macron ha deciso di sopprimerla perché succedeva che i ricchi francesi portavano i loro capitali in Svizzera. In una situazione come questa un’imposta su chi ha di più sarebbe ben accolta da tutti. In Italia riguarderebbe alcune migliaia di persone, ma poche. Io preferirei un’imposta sul patrimonio di tipo generale che si applicasse a tutti e con aliquote più basse. Proprio di questi giorni è una sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che il prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte va bene. Io penso che piuttosto che prendersela con i pensionati, prendersela per una volta con i ricchi non sarebbe sbagliato. I dati italiani confermano che tutti gli effetti della crisi del 2009 e di quella attuale vanno a favore dei ricchi, perché le banche centrali devono riempire l’economia di liquidità che si traduce in un sostegno alle borse e chi ha i titoli in borsa non è povero. Poi c’è il fatto che il funzionamento delle economie attuali porta ad un aumento delle disuguaglianze. E’ evidente che bisognerebbe fare qualcosa, che non vuol dire solo mettere tasse sui ricchi”.

 

Sulle tasse. “Le tasse vanno a fare le cose che ci consentono una vita decente, dalla sanità all’istruzione. Si dovrebbe evidenziare ad ogni cittadino quando costa ognuno di questi servizi pro capite e quanto ognuno paga, io lo manderei a casa di ogni cittadino ogni anno. Qui la politica purtroppo funziona sulle richieste di breve termine, sull’esigenza di mantenere il consenso”.

 

Sul Recovery Fund. “Il principale problema di questo Paese è che non sa più investire. Il settore pubblico è stato via via depauperato. Il premier ha detto che stanno lavorando su normative speciali per superare i colli di bottiglia, io mi auguro ci riescano, ma anche su questo ci sarà un conflitto perché ognuno vuole opere che gli vanno a genio rispetto ad altre. Ma su questo ci giochiamo il futuro del Paese quindi sarebbe opportuno essere molto seri ed unitari nel motivare certe scelte”.

 

Sul Natale. “E’ una discussione in corso in tutti i Paesi. A me sembra un dibattito surreale nel momento in cui abbiamo 800 morti al giorno. Il fatto che non si possano aprire le piste da sci, che dobbiamo stare ancora molto attenti finchè non c’è il vaccino mi pare ovvio. Certo, ci sono attività chiuse a cui vanno risarciti per quanto possibile i danni, ma cavalcare il fatto che bisogna andare a sciare piuttosto che alla messa di Natale è sciacallaggio politico”.