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COVID-19: qual è il rapporto tra inquinamento atmosferico e decessi?

Uno studio condotto dai professori Marco Mele – docente presso la Unicusano-, Cosimo Magazzino e Nicolas Schneider analizza il nesso di causalità esistente tra la pandemia da COVID-19 e i livelli di inquinamento ambientale.


articolo a cura di Michela Crisci


C’è un nesso tra il Covid-19 e i livelli di inquinamento ambientale. A studiare questo rapporto i professori Marco Mele – docente a contratto dell’Università Niccolò Cusano – Cosimo Magazzino e Nicolas Schneider. Le loro ricerche sono state pubblicate da due prestigiose riviste internazionali, riscontrando un particolare interesse anche da parte dell’OMS. Il team interverrà -a gennaio 2021-  alla “COVID-19 Virtual Press Conference”, organizzata proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

COVID-19 E INQUINAMENTO: LE RICERCHE

La prima è stata pubblicata su Applied Energy (Elsevier) ed ha stimato per la prima volta al mondo, attraverso un modello di Reti Neurali Artificiali, il valore soglia di Pm10 e Pm2.5 (di tre città francesi) oltre il quale si è innesca un meccanismo avverso che agevola l’aggravamento e la morte da COVID-19. La seconda, invece, è stata pubblicata su Environmental Science and Pollution Research (Springer) studiando, per il caso indiano, attraverso una modellistica complessa di Machine Learning il nesso tra crescita economica, inquinamento e morti per Covid-19.

L’INTERVISTA

Per saperne di più sull’argomento, abbiamo intervistato Marco Mele, docente di Economia politica e Politica Econimica nel CdS in Giurisprudenza; Economia e finanza internazionale nel CdS in Economia; Economia internazionale nel CdS in Scienze politiche presso l’Università Niccolò Cusano.

Come nasce l’idea di studiare il nesso tra inquinamento e decessi per covid-19?

Alla fine del Marzo 2020, insieme al mio coautore Prof. Cosimo Magazzino, abbiamo studiato un paper di Yaron Ogen pubblicato poi sul Science of The Total Environment dove l’autore esaminò le relazioni tra le concentrazioni di ossidi di azoto (NO2) nell’atmosfera e le morti causate dal contagio con il Covid-19. Il lavoro era molto interessante, ed allora abbiamo deciso di effettuare una ricerca più specifica –tre città francesi e più inquinanti- e che utilizzasse una metodologia di stima innovativa.

L’inquinamento eccessivo, oltre ad amplificare gli effetti infiammatori, crea un veicolo sul quale viaggiano i virus. Ci sono altri nessi tra inquinamento e covid-19?

Il Covid 19, come risaputo, colpisce prevalentemente le vie respiratorie. Le polveri sottoli PM10 e PM2.5 potrebbero aver creato –attraverso l’effetto avverso sui polmoni- un terreno fertile su quale il virus ha amplificato un processo di infiammazione, probabilmente, già preesistente. In aggiunta, le polveri sottili possono assurgere – date le dimensioni specialmente del PM10- al ruolo di carrier del virus proprio come avviene nella diffusione aerosol tra le persone.

Quale metodologia di analisi avete usato per le vostre ricerche e perché?

Relativamente alla nostra ricerca apparsa su Applied Energy edita da Elsevier, abbiamo utilizzato una complessa metodologia di Reti Neurali Artificiali con l’implementazione di un algoritmo in grado di stimare il cosiddetto “cut effect”. La scelta di non usare una modellistica statistica o econometrica è dovuta alla considerazione delle variabili presenti nel dataset. In particolare, per le tre città francesi considerate, avevamo dati epidemiologici –numero di persone contagiate, numero di persone dimesse e numero di decessi- e dati ambientali relativamente ai particolati fini (PM10 e Pm2.5). Tutte queste variabili potevano risultare poco significative se analizzate senza un algoritmo in grado di comprenderne l’ambiente d’analisi. In altre parole, attraverso un processo che prende il nome di “approccio non supervisionato” abbiamo simulato il nesso tra gli input (PM10, PM2.5 e varie trasformazioni matematiche) e uno più target –dati epidemiologici-.

Sono state prese in analisi 3 città francesi. Fattibile replicare lo studio in Italia? State valutando questa possibilità?

Certo. Stiamo già lavorando su questo tema. Divideremo l’Italia in zone in base ai livelli di inquinamento da PM10, PM2.5 e N2O e successivamente utilizzeremo un algoritmo “D2C” in grado di stimare con precisione il nesso di causalità predittiva tra queste variabili e la diffusione – contagio da COVID-19.

Qual è invece il nesso tra crescita economica, inquinamento e morti per Covid-19 della seconda indagine di ricerca?

La seconda ricerca rappresenterebbe una evoluzione della cosiddetta curva di Kuznets ambientale. Tale curva mostra che nei paesi specialmente PVS al crescere del reddito pro-capite aumenta anche il livello di inquinamento fino ad un punto di massimo. Il Prof. Magazzino ed io ci siamo inseriti in questo dibattito aggiungendo il numero di morti da COVID-19 e scegliendo un Paese che sta registrando elevati livelli di crescita economica, ovvero l’India. Da questa ricerca, pubblicata su Environmental Science and Pollution Research edita da Springer, è emerso un nesso di causalità predittiva unilaterale tra crescita economica, emissioni inquinanti e morti da Covid-19.

Esistono comportamenti e buone prassi ambientali da poter mettere in pratica per ridurre la diffusione del virus?

Dal momento che le nostre ricerche hanno evidenziato che il livello di concentrazione delle polveri sottili ammesso dalla Direttiva (2008/50/EC – EU) è eccessivamente elevato in condizioni pandemiche da virus respiratori, consigliamo di ridurre tale limite almeno di 10 punti. Pertanto, è necessario passare dai 40 µg/m3 per il PM10 a 30 µg/m3 e da 25 µg/m3 per il PM2.5 a 15 µg/m3.

Guarda l’intervento del docente a Nautilus – in onda su Cusano Italia Tv.