Spettacolo

“I predatori” esordio alla regia di Pietro Castellitto, leone a Venezia ora in standby per il Covid

Prima ancora di vederlo nell’atteso Freaks Out di Gabriele Mainetti nonché nei panni di Francesco Totti per la nuova serie Sky original dedicata al capitano giallorosso, il giovane Castellitto rivela grandi sorprese anche dietro la macchina da presa. I predatori è il titolo del suo fortunato esordio alla regia, sua anche la sceneggiatura premiata a Venezia nella sezione orizzonti. 

Un uomo ad Ostia truffa una signora, un giovane studente di filosofia viene lasciato fuori dal gruppo scelto per la riesumazione del corpo di Nietzsche. Due quindi gli inneschi di questa storia esplosiva e due le famiglie protagoniste. I Pavone e i Vismara, incompatibili. Borghesi e intellettuali i primi, sottoproletari e fascisti i secondi. Sullo sfondo c’è la stessa giungla urbana, Roma. Questi due universi paralleli si ritrovano a collidere rovinosamente per una serie di incastri e coincidenze, raccordate da una sceneggiatura ricca di colpi di scena. 

Per quest’opera prima Pietro Castellitto ha scelto il film corale, tanti personaggi, tante locations. Una bella sfida per un esordiente, ma anche una scommessa vinta. Geniale è il suo approccio al cinema. Mettere nel film tutto di se, ogni esperienza vissuta con passione d’altro canto può tornare utile. Gli piace Nietzsche, Federer, Francis Scott Fitzgerald, Lars Von Trier, Scorsese, Woody Allen ma anche l’economia, la filosofia, la cucina, e il cinema parla di tutto. 

Certo, trovare la giusta sintesi al primo colpo non è facile. Ma si può sempre, con sguardo introspettivo, partire da se se stessi, dalle proprie intuizioni, suggestioni, idee e l’energia ma anche le frustrazioni e i drammi di un ragazzo poco più che ventenne.

Per questo i predatori è da lui scritto, diretto ma anche interpretato. 

Federico è il suo personaggio, studente borghese appassionato di filosofia, un protagonista dalla forte componente autobiografica. È da lui che prende vita il film ed è in lui che è radicata la convinzione del regista che anche negli ambienti elitari, nel cuore di un ragazzo vittima delle tipiche frustrazioni giovanili, si possa annidare il seme dell’alienazione. La discrepanza incolmabile tra il mondo interiore e ciò che c’è fuori, spesso è un carico troppo pesante e può portare a gesti estremi. 

Pietro si è da poco laureato in filosofia, senza questo percorso di studi probabilmente “i predatori” come li conosciamo non avrebbero mai raggiunto lo schermo. Anche l’idea di dissotterrare il corpo di Nietzsche è sua, proprio in un viaggio sulla tomba del filosofo gli viene l’intuizione di un uomo che tenta l’impresa. Poi l’idea prenderà forma in Federico, lo studente ossessionato tanto da arrivare a piazzarvi una bomba.  

Ma in questo ritratto feroce e grottesco della società in classi chi sono quindi i veri predatori? I protagonisti sono divisi in gruppi ma ognuno è profondamente solo mentre attraversa quel tratto di vita in cui nessuno sembra capire, e un sentimento di profonda incompatibilità con il mondo si fa largo. Sconfiggere l’impotenza e modificare il corso degli eventi, trovare la propria felicità.. ma a che prezzo? A volte per essere felici bisogna essere un po’ predatori.