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Coronavirus, Magi (Omceo): “Manca l’organizzazione delle Usca”

Antonio Magi, presidente dell’ordine dei medici di Roma, è stato ospite del programma “L’imprenditore e gli altri” condotto da Stefano Bandecchi, fondatore dell’Università Niccolò Cusano, su Cusano Italia Tv (canale 264 dtt).

Sulla situazione dei medici. “Siamo sotto pressione, legata anche al fatto che molte persone si rivolgono al pronto soccorso anche se non ci sono motivi importanti, c’è gente che si presenta con 37.1. Ma questo dipende anche dalla paura che tutti hanno, anche perché hanno avuto informazioni un po’ a singhiozzo e contraddittorie, la gente è disorientata e non avendo risposte sul territorio si rivolge agli ospedali e questo crea un affollamento molto importante. Altro problema è la carenza di posti letto per malati covid che possono essere gestiti senza andare in terapia intensiva. Al medico di famiglia sono stati dati troppi compiti per una persona sola. Deve visitare tutti i pazienti, deve fare tamponi, certificazioni, vaccini e questo non è possibile. Quello che sta mancando è l’organizzazione delle Usca. Le Usca nel Lazio non sono state organizzate in maniera corretta, oggi ci sono delle uscar che più che altro si stanno interessando dei tamponi, di organizzare azioni immediati per cercare di assistere le persone, ma non in maniera organizzata. Purtroppo continuiamo a vedere la sanità divisa in compartimenti stagni quando invece è composta da equipe che fanno parte di un’unica organizzazione. Ora ci ritroviamo a fare la guerra senza averla programmata, la guerra si prepara durante la pace e non durante la battaglia”.

Sui tamponi rapidi. “Ci sono buoni riscontri sull’efficacia dei tamponi salivari, utilizzare anche questi sarebbe più semplice e più pratico”.

Altre patologie trascurate? “Il covid è una situazione d’emergenza, ma non dobbiamo dimenticare tutte le altre malattie. Purtroppo si abbandonano molti pazienti e questa è una situazione grave. In Italia ci sono 24 milioni di pazienti cronici, che hanno bisogno di essere seguiti nelle loro terapie. Dovremmo avere ospedali covid e ospedali no covid che seguono gli altri pazienti. Avendo poche strutture, avendo chiuso molti ospedali e avendo pochi specialisti sul territorio, questo è il risultato”.