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Coronavirus, Sirchia: “Si è fatto troppo poco per la medicina territoriale”

Il Prof. Girolamo Sirchia, medico ed ex ministro della Salute, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sulla medicina territoriale. “Se n’è parlato molto, ma si è fatto poco –ha affermato Sirchia-. Abbiamo visto in questa occasione quanto il territorio è stato carente, molti medici si sono dati da fare, ma l’organizzazione del territorio è inesistente. Bisognerebbe incominciare a disegnare seriamente la casa della Salute, cioè il centro di aggregazione dei medici e dei servizi sul territorio. Ma ancora nessuno ha capito che cos’è la casa della salute, quelle che ci sono non si capisce bene cosa facciano. Oggi il medico visita un certo numero di ore al giorno, dopodichè i malati non sanno dove andare e quindi vanno al pronto soccorso o nel privato. Io cercherei di creare un punto di integrazione dove ci sia sempre qualcuno che accolga e ascolti questi malati. Il malato ha bisogno di qualcuno che si interessi a lui. Il Ministero deve disegnare la casa della Salute, stabilire cos’è, con quali risorse e in quali termini deve operare”.

Sulla sanità gestita dalle Regioni. “Che sia difficile il sistema non c’è dubbio, io mi chiedo perché non lo cambiamo. Sappiamo che le cose non funzionano bene, c’è sempre questo contrasto tra Stato e Regioni, che senso ha questa cosa? E’ colpa dell’ambiguità con cui sono state scritte le regole e anche del fatto che lo Stato si ritira e lascia spazio alle pretese più assurde. Le Regioni non sono stati indipendenti, dovrebbero operare in un contesto deciso dallo Stato. In Italia siamo arrivati al punto che comandano tutti e non comanda nessuno, manca la linea di comando, lo Stato è timido nei confronti delle Regioni perché teme di perdere il consenso, l’appoggio”.

Sui vaccini anti-influenzali. “Non si capisce se ci siano o meno. Alcuni medici prendono le prenotazioni, altri dicono che non possono prenderli perché non hanno istruzioni in merito, la gente va in farmacia e non trova il vaccino. Alla fine diventa stressante”.

Sulla gestione della pandemia da parte del governo. “Mi chiedo che cosa sia stato fatto in questi mesi di pandemia. Si ha l’impressione che dopo che la prima ondata è stata controllata, si sono persi quei 4-5 mesi che erano a disposizione per organizzare meglio la situazione. Mi sembra che questa gestione non sia proprio il massimo. Io ero ministro ai tempi della Sars, ho copiato dagli Usa il centro di controllo delle malattie presso il Ministero della Salute, organizzando dei piani di contrasto a queste possibili o probabili epidemie. Alla fine tutto questo è sparito, taglia di qua taglia di là, con la sciagurata linea dell’austerity la sanità è stata rovinata. Un’emergenza come questa va pensata ed affrontata prima, come si fa con i piani per gli incendi. E’ da 10 anni che la sanità viene tagliata, un giorno ci siamo ritrovati senza medici perché non abbiamo pensato che questi un giorno sarebbero andati in pensione. Può lo Stato ridursi a questo livello ridicolo?”.