Spettacolo

“Il giorno sbagliato”, dietro al plot semplice e immediato si nasconde l’America di oggi

Il giorno sbagliato – titolo originale “Unhinged“ che significa disturbato o mentalmente instabile – è un thriller psicologico serrato e incalzante che prende spunto da un’esperienza fin troppo banale, quella della rabbia al volante e la porta all’estremo nel personaggio di un pazzo maniaco interpretato da Russell Crowe. L’uomo, dopo aver toccato il fondo – ha perso il lavoro, sua moglie e la casa – decide di lasciare un segno nel mondo impartendo una serie di ‘lezioni’, azioni persecutorie, a una inconsapevole e distratta madre single che ha avuto l’imprudenza di discuterci al semaforo. Una lite nel traffico vista e rivista si trasforma in una guerra all’ultimo sangue, catapultando lo spettatore in un incubo per certi aspetti fin troppo realistico. 

Già a partire dal titolo, il giorno sbagliato o Unhinged, mette subito a fuoco alcuni dei temi più interessanti e attuali che si prefigge di esplorare: l’incapacità di controllare la rabbia, una società che molto spesso ci spinge al limite,  la malattia mentale che negli USA spesso è trattata con l’assunzione di valanghe di farmaci. La violenza, che il film non teme di mostrare, è di fatto una reazione collaterale a problematiche intrinseche al nostro stile di vita occidentale. Stress, ansia, medicine, cibo spazzatura, smog, la vita nel film di Derrick Borte sembra ridursi a questo, un quadro parziale si, ma molto fedele alla realtà dei fatti. 

Primo nuovo film a venire distribuito in sala negli Stati Uniti dalla chiusura dei cinema a causa della pandemia Covid-19, in Italia in cima al box office per diverse settimane, pur trattando tematiche interessanti non è esente da critiche. La verosimiglianza del fattore scatenate, la lite nel traffico, si scontra con l’inverosimile proseguo della storia. Un uomo senza più nulla da perdere, riluttante a qualsiasi forma di compassione, per un clacson di troppo si scaglia con tutta la sua forza contro il piccolo nucleo familiare di Rachel – il figlio Kyle, il fratello, la sua fidanzata – in una furia cieca e omicida alla Shining che Russell Crowe non fatica a riprodurre. L’omone seduto a bordo del Pick Up nero, pronto a farsi largo nel traffico speronando e falcidiando automobilisti, è si degno di Duel, ma la Rachel di Caren Pistorius non può regge il confronto con il commesso viaggiatore di Dennis Weaver. Dalla relazione con il figlio, saggio e ligio quanto inascoltato, ne derivano dialoghi surreali, difficile a volte stabilire chi dei due sia deputato a ruolo di genitore. La stressatissima madre single come in una commedia dell’assurdo ne mette in fila una dietro l’altra, totalmente impotente di fronte alle difficoltà grandi e piccole che la circondano.

Dal sospetto – diffidare dell’altro è un qualcosa a cui la pandemia ci ha abituati – al sentimento di fragilità e impotenza di chi, abbandonato dallo Stato, non può difendersi da solo, passando per la neosfiducia nei confronti della polizia, questa volta non troppo violenta e numericamente sproporzionata ma sotto organico e non particolarmente celere. Il giorno sbagliato nasconde nel suo plot semplice e immediato, da pubblico del sabato sera, una lettura interessante delle grandi questioni dell’America di oggi, attraverso una storia paradossale ma pericolosamente plausibile.