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Campania, Nocchetti: “La scuola è l’ultima cosa che va chiusa”

Tony Nocchetti, medico e presidente di Tutti a scuola onlus, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Open Day” condotta da Alessio Moriggi su Radio Cusano Campus.

Sulla chiusura delle scuole in Campania. “Prima di chiudere le scuole bisognava chiudere tutto il resto –ha affermato Nocchetti-. Iniziate a chiudere le sale da giochi dove ci sono le slot machine, chiudete le associazioni sportive dilettantistiche, i bar, i ristoranti e poi da ultimo chiudete le scuole. Questo è un principio al quale non intendo derogare perché oggi non è febbraio, è ottobre e ci sono stati diversi mesi per lavorare. Il problema è che non si è fatto nulla sui test e sul tracciamento dei contagi. Che cosa ha fatto la regione Campania sui tamponi? Abbiamo fatto meno tamponi di tutto il resto d’Italia. Sul tracciamento dei contagi, l’app Immuni, che è un brillante strumento, in Campania è stata scaricata dall’8% della popolazione, questi sono i fatti. Poi ci possiamo inventare qualsiasi baggianata. Bisognerebbe fare le cose con intelligenza. Tra l’apertura e la chiusura generalizzata di tutte le scuole ci sono 1200 sfumature intermedie. Perché non si è ipotizzato di aprire con una turnazione i diversi ordini e gradi di scuola? Come si fa a non capire che se una scuola ha mille alunni, se noi dividiamo gli accessi per 3, riduciamo la mobilità cittadina di un terzo per volta. Che ci vuole a capire questo? In Campania saremo ricordati come gli ultimi che hanno riaperto le scuole e come i primi che le hanno richiuse. C’è una totale inversione delle priorità in Italia, dove si tiene in piedi il carrozzone del campionato di Serie A, si lasciano aperte le sale corse e si chiudono le scuole. Se si è ripreso il campionato di calcio facendo i tamponi ai giocatori, non si potevano fare i tamponi a campione agli studenti? Alla fine le conseguenze di tutto questo le pagherà un’intera generazione di giovani, che non sappiamo con quali ossa rotte uscirà da questa situazione. Questo colpisce soprattutto le persone più fragili, quelle più povere ed è un grande problema”.