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Covid-19 (D. Veneruso): “Il sonno perduto non viene recuperato mai più”

Covid-19: sono molteplici le ripercussioni sulla vita di tutti i giorni. Non ultima, né meno importante, è quella sulla qualità del sonno. Dormire male significa vivere peggio, tuttavia molte persone sono state costrette a dover affrontare un problema nuovo. “Parliamo di disturbi del sonno se ne è alterata la qualità e la stabilità, per almeno tre notti a settimana e trenta giorni consecutivi – ha spiegato Daniela Veneruso, Dirigente Psicologo dell’Ospedale Spallanzani di Roma – il virus ha alterato il ciclo circadiano, ci siamo trovati a comportamenti nuovi, il che non ha giovato al ciclo sonno – veglia.”

Come affrontare il problema

I disturbi del sonno sono aumentati anche in relazione all’aumento ad uso scorretto dei dispositivi digitali. Quella di addormentarsi con lo smartphone tra le mani, ad esempio, non favorisce l’addormentamento. “Leggere un buon libro, invece, anche digitale, può essere una pratica migliore. La camera migliore dev’essere a temperatura, e conciliante col sonno. Alle volte c’è chi ricorre all’utilizzo delle tisane – ha aggiunto Veneruso, autrice di “Paura d’amare” – diverso è se il disturbo diventa insonnia. In quel caso è necessario consultare un esperto.”

Cure farmacologiche

Covid-19: è un virus che necessita di cure, a seconda dei casi, sapere che dovremo curarci anche i disturbi conseguenti può demoralizzare. “Il sonno perduto non si recupera mai – ha sottolineato l’esperta – laddove il disturbo dovesse presentarsi, più di tre volte a settimana, sarà necessario ricorrere alle benzodiazepine. Sono contro i farmaci, preferisco curare i pazienti con la psicoterapia, tuttavia nelle fasi più acute può rappresentare un valido aiuto, nel primo periodo.”

La psicoterapia, il pensiero positivo

La funzione delle cure psicoterapiche è di rimettere in ordine i pensieri, favorire maggiore positività nei pazienti. E’ stato positivo il racconto della pandemia da parte della dottoressa Veneruso.  “Il virus ha perso carica. Al momento stanno risalendo i numeri, ma riusciamo a curarlo. Questo non vuol dire uscire di casa senza mascherina, vuol dire, al contrario, indossarla più di prima. Continuiamo a far forza sul pensare bene, controlleremo meglio lo stress e i disturbi d’ansia.”

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